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sabato, 28 Gennaio, 2023

Dipendenza da videogiochi. Parte la class action

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Molti, anzi troppi, sono i giochi che catalizzano l’attenzione dei ragazzi per più ore al giorno, ma chi batte il primato è Fortnite.

Fortnite è uno dei classici giochi ad eliminazione, ovvero una formula semplice da capire che garantisce un successo formidabile. Tutti possono partecipare connettendosi da diverse parti del mondo in un’unica “Battle Royal”. Un gioco capace di riunire anche 100 giocatori alla volta. Tutti giocano contro tutti e gli avversari combattono tra di loro cercando di eliminare gli avversari e di non farsi eliminare. La partita termina quando l’ultimo rimasto si aggiudica la vittoria.
I giocatori si possono connettere tramite ogni tipo di piattaforma, dallo smartphone al pc e tutto in modo totalmente gratuito.

Il gioco, nonostante la sua tematica, è considerato “non violento”, anzi per le sue caratteristiche grafiche, coloratissime e con personaggi da fumetto, è in voga anche tra i più piccoli, che spesso giocano insieme ai loro genitori.
Evidentemente è stato proprio questo che ha fatto sì che i bambini e i ragazzi sviluppassero una vera e propria dipendenza. Così, in più parti del mondo, partendo dal Canada, si è creata una vera e propria Class Action portata avanti dai genitori, che si sono schierati contro il videogame.

Dati importanti, ma soprattutto preoccupanti, quelli riportati dai membri della Class Action. I genitori denunciano che i loro figli hanno smesso anche di occuparsi della loro igiene personale e di mangiare per non perdere la partita che avevano iniziato. C”è addirittura chi denuncia di aver giocato 7700 ore in meno di due anni e chi è arrivato a spendere anche 600 $ in 10 anni.

In Gran Bretagna, una bambina di 9 anni è addirittura finita in psicoterapia proprio perché aveva trascorso troppo tempo con il videogame, per questo motivo il giudice canadese ha accetto di aprire la Class Action, schierandosi contro questo fenomeno, che ad oggi conta più di 350 milioni di giocatori.

Il giudice ha stabilito che ci sono accuse sufficienti e specifiche per affrontare una causa basata sui rischi e sui pericoli derivanti dall’uso sconsiderato di Fortnite. L’accusa quindi porta avanti la seguente tesi: “Il videogioco è paragonabile al tabacco poiché, come avviene per quest’ultimo, chi decide di farne uso, subirà il suo effetto dannoso non riconosciuto nell’immediato, ma che nel corso del tempo potrà portare a complicazioni anche mortali”. Si accusa pertanto la Epic Games di aver creato deliberatamente un gioco con dei meccanismi che creano dipendenza.

La linea difensiva di Epic Game, riportata dalla BBC, ha sottolineato come tali accuse siano infondate, poiché l’utilizzo del gioco può essere sottoposto a controllo, attraverso il Parental Leader del settore: ogni genitore può infatti supervisionare l’esperienza digitale dei propri figli, ricevendo un rapporto immediato sul tempo e sulla quantità del gioco.
Stesso controllo lo si può avere anche in merito alla spesa, poiché, per effettuare qualsiasi tipo di pagamento, si necessita del consenso del genitore.

La Epic Game, pertanto, si difende sostenendo che leaccuse sono prive di ogni fondamento, il gioco non è violento e da sè non crea dipendenza e che, nel caso ciò dovesse accadere, la colpa non è imputabile al gioco stesso, ma verso il genitore che non presta attenzione tramite il Parental Controll.

Capire quale tra le due tesi avrà la meglio, per ora, è estremamente difficile, ciò che è certo è che, a farne le spese, sono sempre i più piccoli e per loro non è previsto nessun risarcimento, anzi, il tempo passa e il futuro non aspetta.

di Daniela Buonocore

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