di Stefano Bini

Filippo Beretta, classe 1999 è entrato all’Istituto Zaccaria di Milano in prima elementare e ne è uscito dopo tredici anni, conseguendo 100 e lode alla maturità classica. Ha sempre avuto due passioni: il disegno e la musica, ma nulla che gli suggerisse cosa “fare da grande”. Pensando di poter diventare come il suo prof di latino e greco, si è trovato a studiare come fumettista e, in parallelo, a fare musica in un gruppo.

Excursus professionale e personale di un giovane che ce l’ha fatta.

 

Com’è nata la passione per i fumetti?  Immagino ne avrai a bizzeffe…

«Non saprei rispondere con esattezza alla tua domanda, Stefano. Posso solamente dire che, da che mi ricordi, ho sempre impugnato matita e fogli di carta. La mia passione per i fumetti nasce, sicuramente prima di tutto, da una viscerale esigenza di disegnare; ciò che mi affascinava e colpiva la mia immaginazione era la bellezza puramente estetica dei personaggi Disney o dei supereroi che collezionavo. Trascorrevo ore a tentare di replicare quella magia, e sognavo di creare un giorno anche io qualcosa di simile. All’inizio, non mi interessavano le storie e le vicende dei protagonisti, ma crescendo, ovviamente, ne ho scoperto il fascino e l’importanza. La mia passione, tuttavia, è sempre stata vincolata al singolo disegno di un personaggio o di un paesaggio, all’atto creativo e giocoso di un passatempo coltivato sin dall’infanzia. Col passare degli anni è stato sempre più difficile trovare ritagli di tempo da dedicare al disegno, ma la mia passione per i fumetti non è mai sparita. Negli anni ho letto di tutto, dai classici del fumetto italiano ai grandi maestri del fumetto internazionale. Ad oggi non saprei dirti il numero esatto di cartonati, brossurati e spillati che occupano gli scaffali della mia libreria; anzi, a dire il vero, nemmeno tre o quattro librerie basterebbero a contenerli tutti! È quasi una dipendenza, ma per chi, come me, sogna di farne una professione, ogni fumetto può diventare un oggetto di studio e fonte di ispirazione.»

 

Prima d’intraprendere questa strada, su cosa eri orientato?

«Ho frequentato il liceo classico all’Istituto Zaccaria. Da sempre amo le materie umanistiche, in particolare la letteratura classica; ricordo che uno dei primi libri regalatomi da mio nonno fu un’antologia di miti greci e latini. Fino al quarto anno delle superiori non avevo idea di cosa fare in futuro. L’estate prima dell’ultimo anno ho avuto la possibilità di partecipare alla centesima edizione dei corsi di orientamento alla Normale di Pisa; lì è nata in me la folle idea di iscrivermi in futuro a lettere classiche. Volevo diventare come il mio prof di latino e greco, ma non dirlo in giro. Credo che tutti dovremmo conoscere il patrimonio immenso e inestimabile della cultura che ci ha resi quelli che siamo. Se non alle superiori, quando mai troveremmo il tempo di leggere poemi epici o poesie? Avrei voluto farli conoscere io, quei poemi e quelle poesie, ai futuri ragazzi seduti davanti a me. Magari raccontati da una persona più vicina a loro di età non sarebbero apparsi così noiosi o inutili. Probabilmente il mio era solamente un sogno ad occhi aperti; dopo poco tempo in Cattolica, ho realizzato che probabilmente la mia passione non sarebbe stata sufficiente per ciò che avevo in mente.

Quasi per caso ho avuto un’epifania, ancor più pazza ed azzardata della precedente: sarei diventato un fumettista.»

 

Quanto studio e quanta passione ci vogliono per fare il fumettista? Immagino sia una strada non facile.

«Hai proprio fatto centro, Stefano! Se non si ha un’enorme passione per la materia, questo non è il lavoro giusto. Per ora posso solamente parlare da studente della Scuola del Fumetto; dopo l’esame del prossimo anno spero di potermi chiamare fumettista a tutti gli effetti. Come ti dicevo, l’amore per il disegno e la curiosità nei confronti di ogni forma d’arte sono fondamentali in questo campo. La nona arte è forse quella che, più di tutte fra le proprie sorelle, ha la necessità di trarre ispirazione dai grandi esempi del passato e da ciò che la circonda in ogni campo per creare qualcosa di unico; unico come il suo linguaggio, fatto di parole che si fondono ai disegni. Ti faccio un semplice esempio: senza la letteratura gotica e l’espressionismo viennese di Egon Schiele, oggi il Dylan Dog immaginato da Tiziano Sclavi e Angelo Stano non esisterebbe. La conoscenza e la passione tuttavia non bastano; questo è anche un lavoro decisamente pratico, e non c’è via di scampo. Come dice Fabio Celoni, un grande professionista che ho avuto la fortuna di conoscere recentemente, nel nostro lavoro conta solo il lavoro. Sembra banale, ma l’unico modo per migliorare è continuare a disegnare. Il che significa ore trascorse seduti allo stesso tavolo, da mattina a sera, per ritrovarsi magari ad aver trascurato cari e amici, con la consolazione finale di mezza tavola inchiostrata alle quattro del mattino. Ma se c’è la passione! Ovviamente, il disegno deve essere impostato su nozioni base precise e corrette; grazie ai miei insegnanti, oggi studio indistintamente su libri di anatomia, fumetti umoristici, tavole colorate ad acquerello o digitalmente, per imparare ogni codice e strumento e potermene impadronire. Spesso guardando un fumetto non si pensa al valore di ciò che si ha sotto gli occhi, e se ne banalizza la complessità del processo lavorativo. Le storie sono pagine per bambini e chi le ha create, in fondo, fa disegni per vivere, non salva il mondo. Effettivamente è vero; ma senza i fumetti il mondo sarebbe decisamente più noioso.»

 

Predilezione personale o ereditata da qualche familiare?

«Decisamente ereditata in famiglia. O meglio, da un ramo: mio papà, come dice spesso, non saprebbe disegnare nemmeno un omino stilizzato. È una passione che viene da mio nonno materno, geometra, che si divertiva a disegnare e scambiare biglietti di auguri con le proprie figlie. Mia mamma mi dice che anche lei aveva la mia stessa passione per il disegno e per i supereroi Marvel. Quasi dimenticavo: mia nonna ha la passione per la pittura, in particolare quella astratta, ed io mi diverto a tormentarla sistematicamente.»

 

Quali storie o argomenti preferisci affrontare? 

«Questa è un’ottima domanda. Come ti dicevo all’inizio, ho sempre disegnato personaggi, eroi o antagonisti, ma non ho mai pensato di scrivere storie. Quando ho iniziato il corso di sceneggiatura (una delle materie della Scuola) mi sono subito appassionato; sviluppare una propria idea, dal soggetto alla sceneggiatura finale, passando attraverso il montaggio delle scene e la scrittura dei dialoghi, ha raggiunto per me quasi lo stesso fascino del disegno. Sto studiando le caratteristiche dei principali generi di fumetto, per poter un domani produrre il più possibile e propormi a clienti di differenti linee editoriali. Certamente non si può pensare di fare tutto, e anche io ho le mie predilezioni: mi accorgo di avere una forte vena action, cresciuto a pane e supereroi, e cerco di ricreare spesso atmosfere cinematografiche. Come forse immaginerai, cerco anche di riversare mitologia e letteratura nelle mie storie: mi sono divertito a dare una spiegazione fantasy horror alla mancata conquista della Patria da parte dei Romani, nel 53 a.C. Una mia storia ideale? Una crime story fantascientifica condita d’umorismo alla Tarantino. Non ho una grande passione per le graphic novel intimiste e strappalacrime, ma mai dire mai.»

 

Altre passioni? Progetti futuri?

«L’altra mia grande passione è la musica: ho iniziato a suonare la chitarra quasi per gioco alle elementari, ma la cosa mi ha accompagnato fino ad oggi. Nei primi anni di liceo sono passato al basso elettrico, di cui mi sono innamorato. Ho avuto un gruppo, i Jolly Flyers, di cui ero bassista, con cui ho pubblicato un singolo, Odi e Taggo; ora sono il secondo chitarrista per i Sincrono. Abbiamo pubblicato su YouTube vari video di cover durante la quarantena, e lo scorso Natale è uscito l’Ep This is Us. Attualmente, tra una consegna e l’altra, sto portando avanti un progetto in collaborazione con la pagina Instagram Movielockdown: le mie strip umoristiche su crossover e finali alternativi di film cult sono una delle molte rubriche di questa bellissima pagina di cinefili. Quasi dimenticavo: i testi delle strisce sono opera di un mio compagno di corso e amico, Loris Corno. Da poco laureato in lettere classiche. Tutto torna!»