di Mario Alberto Marchi

Sarebbero 66 le manifestazioni fieristiche internazionali previste per il 2021, ma se aggiungiamo quelle senza certificazione Iso, arriviamo a 225.

In totale, l’intero settore fieristico ha un fatturato medio annuo attorno al miliardo per una forza lavoro impiegata di 120.000 persone, compreso l’indotto che in alcuni casi ne vive in via quasi esclusiva, come per l’industria degli allestimenti. Una “macchina economica” che funziona benissimo, ma che dalla crisi Covid ha subito un danno tra i più gravi di tutto l’impianto produttivo del paese. Nel 2020, il fatturato è stato di appena 200 milioni, quindi con un crollo dell’80%, al quale però non ha risposto il sostengo pubblico. Alla fine del mese di febbraio 2021, i fondi erogati erano appena il 4% di quanto promesso dal Governo Conte 2.

L’Associazione delle Fiere Italiane- Aefi, per voce del suo presidente Maurizio Danese, ha chiesto con urgenza al nuovo governo di sbloccare immediatamente i ristori, premendo sull’Unione Europea affinchè venga eliminato l’ostacolo del meccanismo del cosiddetto “de minimis” che limita l’erogazione di aiuti per non ledere il principio della libera concorrenza. Anche perchè con la crisi in corso, di concorrenza ve ne può essere ben poca e già la Germania ha potuto ottenere la deroga.

Ma, come spesso accade, pare che in Italia sia tutto, inspiegabilmente più complicato. Il risultato è non solo il crollo delle attività, ma anche quello dalla fiducia e quindi dell’impegno da parte degli operatori a tenersi pronti alla ripartenza. Ecco allora che – secondo un sondaggio dell’UFI – Global Association of the Exhibition Industry – solo il 13 % degli operatori italiani pensa ad una ripresa a partire da giungo, laddove ad esempio il 70% dei colleghi degli Emirati Arabi è fiducioso e la totalità degli operatori fieristici cinesi crede che nella seconda metà dell’anno il settore tornerà a regime.

Il sondaggio illustra anche quali sono avvertiti come i principali nodi da affrontare per la riapertura delle fiere: la disponibilità di imprese e visitatori a partecipare ad appuntamenti fisici (64%) seguito dall’attenuarsi delle attuali misure che limitano i viaggi (63%) e di quelle di sicurezza stabilite a livello locale per garantire lo svolgimento delle fiere (52%).

E mentre fiere italiane fondamentali come Vinitaly vengono rinviate al 2022, suonano umilianti le notizie che provengono da competitor vicini: FITUR, importante appuntamento per il settore turistico in programma a maggio a Madrid si svolgerà regolarmente in presenza, grazie anche all’adozione di un sistema di ventilazione all’avanguardia che permette di cambiare completamente l’aria all’interno dei padiglioni in 20 minuti.