di Martina Grandori

Tutti hanno tirato un sospiro di sollievo, le regioni hanno riaperto fra mille incertezze  i propri confini, la paura di trovarsi ancora prigionieri nella propria città, spaventava tutti moltissimo.
 
Con ogni probabilità tutti gli italiani stanno sognando da tempo il fatidico momento di una fuga, di un long weeekend, di una vacanza, di uno stacco, di una pausa, tutti uniti da un comune denominatore che si chiama estate.
 
Il tormentone su come sarà l’estate degli italiani post lockdown è quindi già scattato. Risposte certe non ce ne sono, la pandemia ha stravolto così nel profondo tanti punti fissi, fra i quali le vacanze. L’approccio più realistico è quello di convivere con questo virus. La vacanza tutti in spiaggia spensierati per quest’anno è complicata per via di un aumento dei prezzi del 20% per via del distanziamento sociale (denuncia di Codacons), perché la mascherina sotto il sole cocente è una penitenza, perché la distanza di sicurezza quando sei con gli amici sulla sabbia ce la si può dimenticare, perché parte della vacanza al mare sono anche le chiacchiere con il vicino di ombrellone.
 
Ed ecco che in questo scenario poco chiaro per il discorso spiaggia, l’Italia gioca una serie di carte vincenti. L’Italia è meravigliosa perché offre non solo il litorale da dolce vita, boschi e campagne pittoresche, ma anche i borghi, quelle realtà che hanno vissuto periodi difficili – in pochi volevano andarci fino all’esplosione del Covid – e che adesso rappresentano la soluzione perfetta per delle vacanze belle, all’insegna del buon comportamento sociale e della sostenibilità.
 
Scegliere di fare una vacanza in un borgo italiano è il modo più bello per riappropriarsi di luoghi eccezionali e contribuire alla ripartenza dell’hospitality.
Poco affollati, sono portabandiera di un nuovo modo di andare in vacanza in maniera sostenibile, educata e diversa.
 
Parte così un reportage a puntate de La Critica dove, in diverse puntat,e verranno raccontati i borghi più caratteristici e fruibili. L’intento è quello di un grand tour da nord a sud  che toccherà località facilmente raggiungibili dalle città, un turismo di prossimità, un viaggio su scala nazionale per alimentare il motore della nostra ripresa scegliendo piccole strutture come b&b, agriturismi e locande in prossimità di questi borghi virtuosi, emblema di un’Italia minore che è andata dimenticata e di un ambientalismo ragionato e illuminato.
 
È da questa Italia minore, l’Italia dei borghi, l’Italia più educata alla salvaguardia, più educata ad un’economia circolare ed indipendente da cui bisogna ripartire.