di Stefano Bini

Erika Gali ha una formazione decennale sui libri di scienze alimentare ma soprattutto accumulata durante le lunghe esperienze maturate prettamente all’estero. Spinta dalla passione per il buon cibo e per la salute del suo corpo, l’alimentazione healthy rappresenta, non solo il suo lifestyle, ma anche quello che vuole trasmettere con la sua attività professionale.

Il suo approccio all’alimentazione è unico e parte da un’approfondita ricerca e studio dei singoli ingredienti, passando per la scelta degli abbinamenti e per concludere con una vera e propria creazione artistica, prima su carta, a mano libera, poi nel piatto. Ogni ricetta è studiata sia per l’aspetto estetico, di fondamentale importanza in quanto il primo dei cinque sensi a disposizione che andiamo ad attivare approcciandosi al cibo, ma soprattutto deve essere funzionale alle esigenze che ha in quel momento il nostro organismo.

 

Dopo la laurea ti sei traferita all’estero. Dove e perché?

«Non li chiamerei trasferimenti veri e propri, ma permanenze medio-lunghe in varie località nel mondo. La prima città in assoluto dove ho vissuto appena dopo la laurea (poco più che 20 enne) è stata Las Vegas, nel Nevada – USA. Anche solo respirare l’aria cittadina fa salire lo stress, pure se si è in vacanza. L’italiano medio è stressato. Stressato dalla politica, stressato dalla crisi, stressato dalle tasse, stressato dallo stress. Chi più ne ha, più ne metta. L’Italia è un paese che ti prosciuga le energie. Uscire dalla mia comfort-zone è stata quindi un’esigenza. Ne sentivo il bisogno perché ero stanca della mentalità provinciale/italiana. Se viaggiare è un’esperienza che ti fa crescere, vivere all’estero è qualcosa che ti stravolge la vita. Ti prende, ti ribalta e inizi a guardare tutto da un’altra prospettiva. Le cose che impari non te le potrà mai togliere nessuno, diventano parte di te, la parte più profonda e portante. Saper vivere all’estero è anche segno di intelligenza, devi saperti adattare, capire come comportarti, agire come fanno gli abitanti di quel posto. When in Rome, do as the Romans do. Se viaggiare ti apre la mente, vivere all’estero te la spalanca. Ti fa fare cose che non avresti mai pensato di poter fare, ti fa apprezzare le piccole cose della vita, facendoti mancare quelle cose a cui non hai mai dato importanza. Ti dà la possibilità enorme di scoprire un nuovo mondo, una nuova terra, una nuova religione, una nuova vita. Inizi a mettere in discussione quelle che avevi preso come certezze date, fa in modo che tu abbia la possibilità di pensare, ragionare. Cresci, impari a gestire le cose da sola, a prendere decisioni senza consultare qualcuno ogni volta. Esce la tua personalità in un modo che ti spiazza e ti ritrovi improvvisamente di fronte un’altra persona, ma finalmente consapevole di chi sei.»

 

Com’è nata la passione per la cucina?

«Quante persone hanno la passione per la cucina e riescono ad affrontare con disinvoltura anche le preparazioni più difficili? Da ragazzina adoravo preparare dolci, anche i più complicati. Mi divertivo a fronteggiare ricette complesse anche aggiungendo qualche piccolo tocco di fantasia che mi permetteva di personalizzare anche i piatti più difficili. Sono sempre stata una creativa e infatti perseguii studi artistici che poi con il passare degli anni si concretizzarono in una carriera decennale in campo grafico e web, senza mai abbandonare, però, la passione per la cucina. Il salto nel buio avvenne 7 anni fa, quando capii che nella vita volevo cucinare e cosi abbandonai il mio lavoro di grafica ed iniziai a frequentare laboratori e a studiare, giorno dopo giorno, fino ad arrivare a creare questo creativo ma diverso concept di cucina: la cucina Healthy.»

 

Dove ti trovi in questo momento?

«In questo preciso momento mi trovo in Italia, in attesa dell’imminente partenza per Dubai, Emirati Arabi.»

 

Su tutti i tuoi profili social, noto un’attenzione maniacale alla salute, sia sotto il profilo del cibo che della forma fisica…

«Sì perchè, sapere come mangiare il cibo nel suo stato più nutriente, combinare cibo crudo, al vapore, in camicia o cotto, abbinare certi ingredienti con altri per ottenere un determinato risultato, è l’essenziale e l’essenziale del mio lavoro. Come abbinare determinati ingredienti per risvegliare il metabolismo o scegliere gli alimenti più adatti e quando consumarli, così come mangiare i grassi sani e ancora, integrare vitamine grazie ad ingredienti selezionati è la base del mio concept. Cucinare salutare non è solo questione di materie prime di qualità ma occorre studiare come le proprietà nutrizionali dei singoli alimenti cambino a seconda delle preparazioni, dei metodi di cottura, degli abbinamenti, cosi come le giuste dosi per ottenere benefici ed evitare danni per la salute.»

 

Come siamo messi in Italia sotto questo punto di vista?

«ll patrimonio enogastronomico è parte essenziale del paesaggio culturale italiano. Il cibo è la porta di accesso più immediata di un territorio, è la prima esperienza con la quale il viaggiatore contemporaneo cerca un contatto con la cultura e le tradizioni del luogo. La grande varietà dei paesaggi italiani e della loro storia riflette la numerosità dei “gate di accesso gastronomici”, tutti dotati di notorietà worldwide: per il mercato turistico, un vero giacimento di opportunità. Il valore attrattivo di questo asse è tutto giocato sul concetto di “vivere all’italiana”: mangiare italiano è, in tutto il mondo, uno stile da imparare, vivere, raccontare. Anzitutto perché universalmente riconosciuto come stile di vita “sano”. È per questo che il mio concept di cucina arriverà sicuramente non solo ai segmenti più strettamente leisure della domanda turistica, ma anche alle vaste platee italiane interessate dalla ricerca ormai globale di stili di vita salutari.»

 

Pensi mai di tornare nel tuo paese?

«In italia, torno spesso anche perchè la mia famiglia vive qui ma trovo che l’Italia, ad oggi, sia un paese con moltissimi problemi e perfetto, quindi, solo per passare pochi mesi l’anno o delle vacanze estive.»