di Gabriele Rizza

Non solo aria fresca e temperature più alte, primavera significa anche mare più calmo e più amichevole per attraversare il mar mediterraneo. Tradotto in cronaca: sono appena iniziati gli sbarchi dei migranti sulle nostre coste meridionali. Sono 6184 i migranti giunti in Italia in questi primi tre mesi del 2021 a fronte dei 2.750 dello stesso periodo dello scorso anno, quando la pandemia aveva rallentato – ma non fermato – il corso delle “cose” del mondo. Numeri sotto i dati degli anni precedenti, ma con ampie possibilità man mano che l’estate si avvicini ed entri nel vivo. I segnali della ripresa degli sbarchi, sta nel movimento delle navi delle ONG, al largo delle coste libiche, seguendo il solito copione: un barcone capace di percorrere solo poche miglia sta per affondare al largo dalla costa libiche, e pronte, anzi già sul posto, le navi Ong intervengono chiedendo l’aiuto del porto più vicino, Malta, che rifiuta e allora tocca all’Italia aprire i corridoi umanitari. Proprio come sottolineato dal Premier Mario Draghi nella sua visita in Libia – prima visita all’estero in assoluto – per incontrare il pari grado libico, Abdulhamid Dabaiba: “Sul piano dell’immigrazione noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia. Ma il problema non è solo geopolitico, e anche umanitario e in questo senso l’Italia è uno dei pochi Paesi che tiene attivi i corridoi umanitari”.

Quanto sia importante per l’Italia recuperare i buoni rapporti con la Libia è qualcosa di trascurato dalle sciagurate avventure governative degli ultimi dieci anni, giunto all’apice del disastro con il duo Conte- Di Maio e i giri di valzer tra Tripoli e Bengasi e l’Italia considerata una traditrice per l’ennesima volta nella sua storia. È importante per il tessuto sociale italiano che non può reggere ondate su ondate di migranti da sola, lo è per l’Eni e per sopravvivere all’incudine e il martello, francese da una parte e turco dall’altro, che hanno tutto l’interesse a far mettere il piede dell’Italia fuori dall’Africa: sempre per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e di gas.

Diventa però importante anche per limitare la pandemia che ancora serpeggia macchiando l’Italia di rosso e arancione. Infatti, la variante nigeriana è tra le più resistenti ai vaccini. Il governo non può impedire agli italiani di viaggiare all’estero, di raggiungere i propri cari in altre regioni o ai ristoratori di alzare la saracinesca, e poi permettere che il virus arrivi a bordo delle incitanti Ong, perché d’estate non basteranno le navi quarantena. Allora, tocca ancora fare da sé e non confidare nell’UE, perché la posta in gioco non è solo geopolitica, ma anche sanitaria.