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di Angelo Portale

Non si può conoscere e accogliere Dio se non siamo in contatto con la parte più profonda di noi stessi. Non possiamo entrare in contatto con noi stessi se siamo distratti.

La civiltà odierna ci distrae in continuazione con tante attrazioni esterne. Inoltre, confondendoci in continuazione con tanti stimoli, falsi valori presentati come salvezza, falsi bisogni (indotti) presentati come necessari, noi non sappiamo più ascoltarci. Non sappiamo più quali sono i veri bisogni.

Stranamente, malgrado la potenza tecnologica di cui disponiamo, siamo profondamente impauriti, spaesati, confusi, smarriti, disorientati. Siamo in una situazione di incertezza globale e personale.

Ci stanno costringendo a camminare come schiavi su una sola strada. Ci stanno costringendo a indossare un unico paio di occhiali per osservare la vita. La cosa peggiore è che sono tantissimi coloro che neanche se ne rendono conto.

Ci stanno drogando. Ci stanno rendendo dipendenti da ciò che non è capace di renderci felici. Abbiamo bisogno di essere scossi potentemente, prepotentemente, per non cadere nel baratro.

Giovanni Battista sta gridando nel deserto: “Prepara la via al Signore!”.

Lo fa tramite la Parola del Vangelo, di cui papa Francesco è un fedele annunciatore. Quindi lo fa tramite la parola del papa.

L’umanità è ad un bivio: o sceglie Dio o sceglie la distruzione.

Le intenzioni diaboliche di quei potenti che vorrebbero dominare il mondo si stanno manifestando con tanta intensità. Perché non apriamo gli occhi? Perché non apriamo le orecchie verso Dio che invece vuole indicarci la strada giusta?

Abbiamo la possibilità di andare nel deserto per conoscere Dio. Non neghiamoci questa occasione. Non facciamoci illusioni: senza Dio non c’è salvezza.

Come si fa ad andare nel deserto? Con il silenzio, la preghiera, la confessione, l’ascolto della Parola di Dio, la Santa Messa.

Vi lascio con questo aneddoto raccontato da padre Raniero Cantalamessa. Ognuno lo interpreti come vuole…

«Mentre affrescava la cattedrale di San Paolo a Londra, il pittore James Thornhill, a un certo punto, fu preso da tanto entusiasmo per un suo affresco che, retrocedendo per vederlo meglio, non si accorgeva che stava per precipitare nel vuoto dall’impalcatura. Un assistente, inorridito, capì che un grido di richiamo avrebbe solo accelerato il disastro. Senza pensarci due volte, intinse un pennello nel colore e lo scaraventò in mezzo all’affresco. Il maestro, esterrefatto, diede un balzo in avanti. La sua opera era compromessa, ma lui era salvo».

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