di Angelo Portale

 

La parola misericordia, così come noi la riceviamo dal latino miser e cordis, cioè povero e cuore, vuol dire aver compassione di qualcuno che si trova in una situazione di indigenza, di bisogno, di difficoltà. È la consapevolezza che sente, che sente la situazione di miseria in cui versa l’altro e si muove per soccorrerlo (correre-verso).

Nel Vangelo di Luca troviamo l’espressione «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (6,36). Qui il termine è scritto in greco, è éléos, si trova nel contesto del Nuovo Testamento e traduce l’ebraico rahamîm del Vecchio Testamento. Sempre nell’Antico Testamento abbiamo un altro termine greco che appartiene al campo semantico del concetto di misericordia, è hésèd.

Vediamo di ciascuno le sfumature, in modo da capire meglio questo versetto di Luca.

  1. Hésèd, tradotto come amore o misericordia, è legato al contesto dell’alleanza che Dio fa con il suo popolo. Esprime una scelta di comportamento, dentro appunto una relazione. In questo caso è una scelta di Dio, che vuole instaurare una alleanza con Israele fondata sull’amore incondizionato. Un amore basato sulla fedeltà di Dio e non su quella del popolo. Un tipo di amore che già implicitamente tiene conto del perdono. Come dire: “Sarò io fedele a te. So già che tu non potrai esserlo pienamente con me. Ti chiedo solo di non allontanarti da questa mia fedeltà, cioè dal mio perdono, dal fatto che ti perdonerò sempre. Ti chiedo solo di ravvederti tutte le volte che sbagli, di far ricorso al mio perdono, di trasformare questo perdono ricevuto in perdono per gli altri, in misericordia verso gli altri”.
  2. Rahamîm è vicino ad hésèd ma si carica di una sfumatura emotiva bellissima. Letteralmente significa le viscere materne ed indica un coinvolgimento affettuoso profondo con la situazione dell’altro. È una forma di empatia corporea e spirituale allo stesso tempo, è lo stesso amore di una madre verso un figlio\a, che si lascia coinvolgere e sconvolgere interiormente, fisicamente e spiritualmente, fino a commuoversi e star male. Dio ama anche così. C’è un versetto del profeta Isaia che esprime questo amore in modo splendido: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15).

 

[continua nel prossimo articolo]