di Angelo Portale

In punta di piedi voglio proporre un mio personalissimo decalogo su come intendo la figura dell’insegnante. Preferirei chiamarlo però facilitatore: colui che ha il compito di agevolare, semplificare, aiutare la crescita e l’apprendimento degli allievi che gli sono stati affidati. La mia proposta è senz’altro parziale per cui ogni critica sarà benvenuta. Non nascondo però che alcuni, ahimè, sono allergici a ciò che è giovane e fresco, quindi esuberante di vita. E mentre potrebbero usare la loro saggezza che viene dall’esperienza e la loro conoscenza, per incanalare e sorreggere l’entusiasmo dei giovani, e sentirsi così più utili ed efficaci, preferiscono rimanere nelle fissazioni mentali di come essi dovrebbero essere. Saturi dell’anidride carbonica per uno sguardo che non sa rinnovarsi, soccombono lentamente senza neanche accorgersene, mentre si lamentano e i loro allievi se ne fregano.

Mi piace anche usare l’espressione La pedagogia dell’amore per riferirmi all’azione del facilitatore. Mi piace questa espressione perché al di là del mio elenco e al di là di altri possibili elenchi, l’atteggiamento indiscutibile che deve stare alla base di tale relazione dev’essere l’amore, nella specie della ricerca del bene dell’altro, che non può essere messa in atto se in chi ha la responsabilità educativa non c’è l’intenzione dell’accoglienza totale, se manca una «considerazione positiva incondizionata» (cfr. Carl Rogers). E la pedagogia dell’amore, badiamo bene, non è assolutamente una speciale tecnica. È un «modo di essere» (cfr. Carl Rogers), e parte dalla consapevolezza che non si dà crescita sana senza vera e profonda accoglienza. Ecco, quindi.

1. Se sai amare chi deve imparare, impari anche tu mentre insegni. 2. Insegna rendendo piacevole ciò che è obbligatorio. 3. Sveglia con l’amore, la comprensione e la passione, lo studente che è nell’anima di ogni allievo. 4. L’apprendimento è mediato dal mondo interiore di chi apprende. Pertanto non dimenticare di prendere in considerazione le resistenze e le difese che si trovano nell’interiorità spirituale e psicologica di ogni studente. 6. Aiuta l’alunno ad elaborare correttamente ciò che vede dentro e attorno a sé. Ogni studente deve avere uno spazio personale nell’interiorità del docente in modo da sentirsi amato e quindi capito e accolto nella sua soggettività. Imparare comporta fatica emotiva. Lo studente deve essere aiutato ad elaborarla. 7. Insegna a pensare. Non dare solo informazioni. 8. Non trascinare gli alunni, forzatamente, sulla tua strada, ma accendi desideri di esplorazione. Infondi il coraggio della ricerca e della scelta dell’itinerario personale, fosse anche solitario e faticoso. 9. I nostri allievi non devono diventare i nostri cloni ma loro stessi. 10. L’insegnante non è colui che detiene la verità ma colui che la desidera.

PER APPROFONDIRE:

Libro: https://www.booksprintedizioni.it/libro/Proverbi e Aforismi/mentre-penso-trovami-tu

Ebook: https://www.booksprintedizioni.it/libro/Proverbi e Aforismi/ebook-mentre-penso-trovami-tu