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di Angelo Portale

 

Il modo migliore per contrastare le incertezze di un futuro preoccupante è di pregare (stare, abitare) intensamente nel presente, prenderne coscienza, abbandonarsi al fluire della vita e a Dio, senza nessuna proiezione sul futuro, senza nessuna ostinata pretesa, senza resistere.

Resistere al presente (nel senso di opposizione e non in quello di resilienza), cioè alla realtà, è soffrire. Chi resiste vive sempre triste. Molte infelicità sono solo frutto di resistenza. Occorre scorrere insieme alla vita, fedeli ad essa, non proiettare illudendosi, non proiettare agitandosi. Meglio agire, quando si può e si deve, che lasciarsi agitare! L’agitazione confonde e paralizza, oppure confonde e travisa (e fa prendere abbagli).

Entrare nel flusso del presente significa occuparsi del presente, goderne pienamente se è un presente di gioia, impegnarsi se richiede impegno e fatica, accettarlo con gratitudine e fiducia quando è molto doloroso. Dal presente, cioè dalla vita, non si scappa. Il presente, per quanto possa essere doloroso, è sempre la realtà, è l’unica realtà, è la verità, è la tassa della vita delle volte, mentre altre è il suo premio.

La vita è nel presente, non nel futuro, non nel passato. Perché allora proiettarsi nel futuro e vivere di apprensione o di utopie? È vero che bisogna fare dei progetti per il domani, ma i progetti si fanno nel presente e si fanno agendo, utilizzando le possibilità reali e non quelle immaginarie.

La libertà è nel presente, istante per istante. Nel presente si costruisce il futuro mettendo insieme un mattone dopo l’altro. Nel presente si affrontano, con i mezzi che abbiamo a disposizione, i problemi. Se non facciamo perno sul presente la nostra persona si sgretola sotto le paure e le preoccupazioni: «Chi di voi per quanto si dia da fare può aggiungere un’ora sola alla sua vita? […] Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena», ci ricorda il Vangelo di Matteo. Attenzione, qui si parla di non affannarsi non di non essere lungimiranti e propositivi!

Il potere è nel presente. Cosa è il potere? È la possibilità o la capacità di compiere una determinata azione. Ed ogni azione, quando può essere agita se non nel presente? La dimensione della progettualità, che ci fa programmare il futuro, è concretamente reale e diviene efficace solo quando ci si organizza a partire dal presente, dal dato di fatto, dagli strumenti realmente presenti.

Il presente è stabilità e dinamismo. Ci fornisce il necessario substrato dove appoggiarci per non cadere nell’irrazionalità o nella fantasticheria e, allo stesso tempo, ci chiede la necessità di stare nel suo flusso, che mai è statico, che sempre chiede disponibilità al cambiamento. Stare nel presente non è restare fermi ma stare saldi e allo stesso tempo cambiare, seguendo il flusso evolutivo dell’universo e della coscienza, che cercano solo e soltanto di farci evolvere verso il bene di noi stessi. Chi si affanna troppo per il futuro si agita, si stanca, si ingarbuglia le idee e non compiccia nulla.

Il presente è sempre e simultaneamente dono della vita e conseguenza delle nostre azioni. È misterioso e palese allo stesso tempo, perché nel rivelarsi si vela e nel velarsi si rivela. Esso svela e nasconde. È tutto lì ma non si esaurisce lì. È fenomeno e noumeno, immanenza e trascendenza, risposta e chiamata, confine senza confini, necessità e libertà, soluzione e problema. Il presente chiede fiducia e apertura, impegno e abbandono, non l’agitazione, non il fantasticare, non la resistenza, non la latitanza. Chiede la presenza, cioè il dono di noi stessi, cioè l’esserci. Se il dono si può chiamare anche presente, il presente e la nostra presenza insieme, sono l’incontro di due doni, sono una sovrabbondanza di doni che rivela il mistero dell’universo: l’amore, la gratuità, l’essere piuttosto che il nulla, l’Essere di Qualcuno che da sempre ha voluto Esserci-per-noi e che, proprio per questo, ci ha permesso di essere.

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