di Angelo Portale

Ogni giorno scartiamo molte cose. Scartiamo idee nostre e degli altri, scartiamo persone se non ci vanno a genio in quel momento, scartiamo alcune parole e ne pronunciamo altre. Scartare ha a che fare con lo scegliere. La scelta è sempre legata alla consapevolezza. A questo punto la domanda è: quando scartiamo, che criterio usiamo? Detto diversamente: quale intenzione ci muove a scartare ad esempio una idea per fare spazio ad un’altra? Perché scartiamo?

Ciò che scartiamo diventa uno scarto cioè qualcosa di inutile, non buono, non idoneo ai nostri fini. Viene quindi buttato via. Questa domenica la liturgia ci fa leggere il salmo 117, al suo interno troviamo: «La pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta testata d’angolo». Non potendo, in questa sede, fare analisi approfondite, diciamo solo che questa pietra scartata è Cristo. La pietra d’angolo è quella pietra che tiene in piedi una costruzione.

Dire che Cristo è la pietra d’angolo vuol dire che anche tutti i suoi insegnamenti sono pietra d’angolo. Più volte nella Scrittura troviamo espressioni del tipo: «Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti» e altre frasi analoghe. Ciò che emerge è che Dio usa un criterio diverso da quello che in linea generale usa l’uomo. Un’altra particolarità che emerge spesso nella Scrittura è il legame profondo con le realtà quotidiane, con le cose semplici, umili, apparentemente poco interessanti, con le croci quotidiane. Inoltre, se andiamo a rileggerci le beatitudini, vedremo come vi è insito un criterio di giudizio antitetico a quello di una società basata sull’efficientismo, sulla potenza economica, sulla possibilità di cambiare in continuazione prodotti e persone, ecc. Chi ha il coraggio di credere che i miti, gli afflitti, i misericordiosi, saranno beati? Chi ha il coraggio di crederci non solo quando deve crederlo per gli altri ma quando deve crederlo e sceglierlo per se stesso?

Bene, quello che vorrei dire, collegandolo alla nostra vita di tutti i giorni, è questo: non sempre tutto quello che scartiamo è inutile o dannoso e non sempre tutto quello che non scartiamo è roba buona. Una delle cose che maggiormente scartiamo è il presente. Tranne pochi momenti nell’arco di tutta una vita, spessissimo vorremmo essere in una situazione diversa, in un altro posto, con un altro stato d’animo, senza quella malattia che magari in quel momento ci affligge, senza quel problema, senza quella persona, ecc. Si chiama “abbaglio dell’altrove”. Se la vita dipendesse da noi scarteremmo in continuazione tutto, perché dopo un po’ tutto ci annoia: prodotti e persone. Vorremmo scartare anche la noia, quando ci prende con le sue morse asfissianti, coi suoi colori grigi, con la sua invisibile brezza che spegne ogni desiderio e ogni interesse. Ma non ci riusciamo. È un segno. Molto indicativo. Ognuno si prenda la responsabilità di scoprire perché.

La vita è fondamentalmente quotidianità, cioè croce, fatta di “materia” che il più delle volte volentieri scarteremmo, però «Dai diamanti non nasce niente mentre dal letame nascono i fiori».

Cosa stai rifiutando?