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di Angelo Portale

 

La forma più grande di schiavitù è l’egoismo. Amarsi non è mettere se stessi al primo posto ma donarsi il bene. In ogni circostanza dobbiamo domandarci: quale è il bene-per-me che devo donarmi in questa situazione? Questo bene, però, non può essere a discapito del bene dell’altro. Se io mi sto amando, ciò che mi dono è funzionale non solo a me ma anche agli altri. Si dice che le mie scelte sono “ecologiche”: mi soddisfano e non ledono il bene dell’altro.

Per amarsi bisogna conoscersi. Per conoscersi bisogna avere il coraggio di guardarsi dentro. Chi non si conosce non può amarsi in modo corretto e non potrà amare bene gli altri. Chi non si conosce non capirà mai quale è il bene più autentico che deve donarsi. Conoscersi è crescere. Crescere è diventare capaci di portare frutto, quindi diventare capaci di dare in modo consapevole. Dare scegliendo di dare. Dare col desiderio di dare per fare felici gli altri. Dare in modo consapevole genera pace e gioia. Tutto quello che non entra nel dinamismo dell’amore, sia verso noi stessi sia verso gli altri, è peccato. Ogni peccato è peccato contro l’amore. Andare contro l’amore è fallire il bersaglio, sbagliare strada, traumatizzare noi stessi e gli altri. Andare contro l’amore è infliggersi ed infliggere ferite. Andare contro l’amore è condannarsi all’infelicità, alla disperazione. Chi vive una vita di puro egoismo prima o poi cade nella disperazione. Amore e speranza vanno di pari passo così come egoismo e disperazione.

Il demonio conosce le nostre debolezze e le usa per tenerci schiavi: costretti a vivere facendo tutto solo per noi stessi. Il satanismo, nella sua vera essenza più profonda, non è il culto di Satana, ma il culto dell’io. Vivere rendendo culto costantemente all’io è rendere culto a Satana. Pensare sempre e solo a se stessi è offrirsi a Satana. L’io è un carcere. Per tale scopo il diavolo usa la paura di donarci: “se ami perdi te stesso” ci dice in modo subdolo. “Se ami muori” ci dice facendo leva sul fatto che all’origine delle nostre paure c’è la paura della morte e che amare è morire. Sì, amare è morire, è far morire in noi quella parte di noi che è egoista. È una parte di noi che ci condiziona in modo radicale e ci inclina al male. Ma Cristo ci ha insegnato che questa “morte” è una morte solo apparente perché, in realtà, uccide sì una parte di noi ma fa risorgere la parte più vera e autentica. Detto così amare è vivere: muoio ma vivo. San Paolo usa l’espressione “uomo nuovo”, l’uomo cioè che è rinato dopo aver fatto morire “l’uomo vecchio”.

Noi spesso equivochiamo cosa significa amare. Assecondiamo i progetti dell’uomo vecchio e non ascoltiamo quelli dell’uomo nuovo. Il frutto di tutto ciò è una continua delusione, una perenne insoddisfazione. Il demonio usa il nostro egoismo per ingannarci e renderci suoi sudditi. Non è forse egli padre della menzogna?

C’è una lotta seria da affrontare, contro se stessi e contro il diavolo, per chi vuole amare.

 

 

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