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di Angelo Portale

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Vivere con il bisogno di ricevere continuamente gloria e riconoscimenti dagli altri è un inferno. È un inferno di infelicità perché la vanagloria non si sazia mai. È come un buco nero: più ingurgita materia, più cresce di dimensioni e in necessità di divorarne altra. Il vanaglorio non sarà mai contento.

La vanagloria è espressione del vuoto che un uomo o una donna si portano dentro. Tanto più essa è smisurata tanto più ampio è tale vuoto. È una delle forme di miseria più grande a cui di solito segue sempre necessariamente l’invidia, diceva lo storico Sallustio. Il vanaglorioso è costantemente corroso dentro dall’invidia, vorrebbe infatti impossessarsi di ogni gloria e di ogni merito e, quando altri accanto a lui ricevono riconoscimenti, soffre come un cane, è invidioso, odia e potrebbe fare qualsiasi cosa. In fondo in fondo, l’uomo o la donna troppo pavoni e troppo ambiziosi percepiscono gli altri o come nemici che potrebbero rubargli l’immagine o come potenziali sudditi pronti ad applaudirli, ad assecondarli, ad adularli. Chi è affetto da vanagloria incontrollabile è anche un millantatore, un esibizionista, un ostentatore, un presuntuoso, un superbo.

È paradigmatica una espressione di Gesù: «E come potete credere voi che cercate gloria gli uni dagli altri?». La vanagloria è contraria alla fede. Non ha fede chi è accecato dalla vanagloria. La fede infatti è celebrazione e attenzione a Dio, la vanagloria è autocelebrazione di se stessi. Quando in un ambiente c’è una persona così, automaticamente manca la serenità, la pace, la concordia. Il vanaglorioso semina ovunque zizzania pur di arrivare ai suoi scopi.

A tal riguardo c’è un durissimo intervento di Papa Francesco: «La vanità, il vantarsi di se stessi, è un atteggiamento della mondanità spirituale, che è il peggiore peccato della Chiesa». Essa è il motore segreto dei carrieristi, che si ammantano agli occhi degli altri di impegno, creatività, generosità, ma in fondo in fondo ciò che li muove è la ricerca di gloria, di autoaffermazione, di posti d’onore e di potere. La vita del vanaglorioso è pura ipocrisia, bestemmia contro il vero significato del servizio e quindi bestemmia contro Gesù, visto che egli si è messo a servizio degli altri. Il vanaglorioso non sa servire, si serve degli altri, usa tutto e tutti per se stesso. Ma il successo cercato solo per vanagloria non è mai risolutivo per la vera realizzazione del sé. Anche se arriva è sempre foriero di nuove ambizioni e nuovo successo. È un circolo viziosissimo e pericolosissimo che conduce alla disperazione. Ecco perché fare tutto per la gloria di Dio è la cosa più grande che l’uomo possa fare. Il monito di San Paolo è un avvertimento per non vivere in una infernale insoddisfazione e morire disperati.

Il vanaglorioso è come la lumachella di Trilussa. È convinto di lasciare nel mondo cose belle e grandi ma evacua solo bava schifosa.

 

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