di Angelo Portale

Nella Seconda Lettura di questa domenica c’è un versetto che mi ha colpito molto. San Paolo, scrivendo ai Corinzi, afferma: «[…] ci sforziamo di essere a Lui graditi». Possiamo leggerlo come: «Sforziamoci di essere a Lui graditi». Mi sono chiesto allora: “Come posso essere gradito a Dio? Cosa è gradito a Dio?”.

Dio gradisce quando le nostre labbra confessano il Suo nome, cioè la Sua paternità, la Sua misericordia, perché ciò significa che nel nostro cuore c’è benedizione verso di Lui. Se c’è benedizione verso di Lui, vuol dire che gli siamo grati, e se gli siamo grati vuol dire che in qualche modo siamo in una sorta di serenità interiore, di pace, malgrado le prove della vita. Essere grati a Dio e quindi lodarlo, esprime che ci sentiamo figli. Dio gradisce proprio questo: che noi sperimentiamo la nostra figliolanza, che ci sentiamo figli nel Figlio, quindi salvati, amati, guidati. Dio gradisce che noi ci consideriamo figli, che viviamo come figli, quindi come fratelli tra di noi, nella mitezza, nell’umiltà, amando gli altri come Egli ci ha amati: gratuitamente, gratis, senza chiedere nulla in cambio.

Gesù è venuto per salvarci, non per condannarci. Ciò vuol dire che l’umanità ha bisogno di essere salvata, non di essere condannata. Gesù si è fatto nostro mediatore, nostro intermediario, ha firmato le nostre “giustificazioni” davanti a Dio.

Io, però, non riesco a capire come, tante persone, si professino cristiane e allo stesso tempo, nel nome di Dio, sono molto rigide nei confronti degli altri. Si fanno, senza che gli sia stato chiesto, “difensori della dottrina”, diventano più papisti del Papa e pur di difendere la dottrina condannano le persone. Ma la dottrina non ha bisogno di essere difesa! Si difende da sé quando amiamo! Ciò che bisogna difendere sono le persone, soprattutto quelle più lontane. La dottrina non si mette prima delle persone! Non è la dottrina che cambia il cuore ma lo Spirito Santo, che può riposare in noi solo quando ci apriamo fiduciosi a Dio, a prescindere dai nostri peccati, anche mortali! Sarà lo Spirito che cambierà poi la nostra vita, per gratitudine all’amore ricevuto da Dio, non per obbligo, né per Legge, né per paura dell’inferno. Cambia veramente solo chi si sente amato da Dio, non chi si sente giudicato dai cosiddetti “difensori di Dio” che popolano parrocchie e gruppi ecclesiali. Quanti inutili difensori di Dio a questo mondo quando invece servono mediatori, difensori, intercessori che, costantemente, sappiano mettersi tra Dio e gli uomini e siano in grado di dire: «Tu ascolta e perdona!».

Dio brucia i nostri peccati nel fuoco del Suo amore, può far poco invece se il nostro cuore è rigido, freddo, ipocrita, tirchio in misericordia verso gli altri. Giobbe, dopo tutto quello che patì, si arrabbiò con Dio. Gli amici, pur sapendolo che Egli fosse veramente giusto, difesero Dio e accusarono Giobbe. Dio però condannò questo loro atteggiamento inquisitorio e cinico. Della loro difesa non sapeva che farsene!

Il mio parere conta molto poco ma, più vado avanti, più credo e penso che Dio voglia figli che sappiano essere inclusivi tra loro, misericordiosi tra loro. Figli che sappiano difendersi tra di loro, anche giustificarsi tra di loro davanti a Lui, perfino in situazioni di peccato mortale. E questo non perché Egli avesse bisogno, per autoconvincersi, di ascoltare la nostra difesa ma perché intercedere per gli altri salva noi stessi. Anzi, intercedere per gli altri mostra che siamo stati già salvati, che ci sentiamo profondamente amati e perdonati. Nessuno, infatti, saprebbe intercedere, se non fosse stato salvato dalla sua “presunta giustezza”. Siamo tutti peccatori, ma non tutti purtroppo, ancora, sappiamo riconoscerci così. Di solito ci viene più facile usare questo termine per gli altri e, solo per falsa modestia, verso di noi.