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di Angelo Portale

Questa domenica inizia il tempo dell’avvento. Periodo bellissimo, di attesa, di speranza, di conversione.

Ho scelto per voi il primo versetto che la prima lettura propone. Tratto dal profeta Isaia recita così: «Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore».

Il profeta Isaia fa una confessione di fede esistenziale. Nella sua vita ha fatto esperienza che Dio si è mostrato un padre. Inoltre sta confessando non solo come Dio ha agito verso di lui e verso il popolo di Israele ma quello che lui personalmente sente dentro di sé ed ha scelto: “Tu sei mio padre”, sta dicendo a Dio. Cioè: “Ti voglio come padre, non ho idoli per padri, non ho altri padri, non voglio avere altri padri. Tu sei mio padre. Voglio fidarmi al cento per cento solo di te”.

Noi cristiani abbiamo la preghiera del Padre Nostro che ci aiuta ogni giorno a chiamare Dio Padre. Sarebbe bello fermarsi di più a meditare se avviene meccanicamente o se realmente quando proferiamo la parola Padre, dentro di noi, un sussulto di speranza ci rallegra, ci rassicura, ci consola.

Potremmo chiederci: quali sono le esperienze che oggi mi portano a dire con convinzione che posso considerare Dio come mio Padre? O, al contrario, quali sono le esperienze che mi hanno portato a chiudere i rapporti con Dio?

Il versetto di Isaia che ho scelto parla di Dio anche come redentore. Redimere vuol dire: affrancare, liberare, riscattare da ciò che opprime o reca danno, riscattare dal dolore, dall’umiliazione, riscattare dalla prigionia o da un vizio, ecc.

Da cosa ci ha riscattati Dio? Da cosa vuole riscattarci? Perché ha mandato Gesù per riscattarci?

Qualcuno potrebbe dire: “Ma è tanto che prego Dio e non mi ha tolto quella croce e non mi ha risolto quel problema”. Tante altre domande simili potrebbero essere raccolte in giro per il mondo che raccontano l’esperienza delusa di molte persone.

Il problema è che le delusioni nascono quando diciamo noi a Dio quello che deve fare. Quindi gli facciamo la lista dei problemi che ci deve risolvere, delle cose che ci mancano per essere più felici, ecc.

Certo, nulla toglie manifestare a Dio i nostri desideri, ma questa non è fede.

C’è solo una espressione che permette alla nostra fede di crescere e di fare vera esperienza se Dio è Padre oppure no: “Sia fatta solo e totalmente la tua volontà”.

Dio può fare tantissime cose per dimostrarci la sua paternità ma se il nostro cuore è pieno di idoli, spazzatura, pretese, false convinzioni, ipocrisia, ecc., non le comprenderemo mai e sceglieremo di dire, purtroppo, “per me Dio non è un Padre” oppure “Per me Dio non esiste”.

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