di Stefano Sannino 

Quando si parla di conoscenza, si tende a dimenticare quanto la sfera corporea si importante nel trasmettere la conoscenza e nel raggiungere la consapevolezza di ciò che è diverso da noi. In questo senso, come ci riporta l’antropologo Michael Jackson, il corpo è fondamentale perché ci permette di entrare in contatto con il mondo intorno a noi e di conoscerlo, apprezzandone le diversità. È il caso, per esempio, di un particolare rituale iniziatico della tribù kuranko nel Nord della Sierra Leone, dove le fanciulle che si apprestano a diventare adulte, dopo un isolamento di diverse settimane, attuano comportamenti prettamente maschili. Si atteggiano, vale a dire, come fossero degli uomini. Questo rituale di iniziazione, così come molte altre usanze di diverse società, rende evidente come il corpo ed il suo utilizzo possano aiutare a conoscere ciò che è diverso da noi. Queste donne kuranko, imitando gli uomini con il corpo, riescono ad immedesimarsi in ciò che “essere uomo” significa, esattamente come fanno gli uomini quando, durante un altro rito, si comportano “da donne”. Questa particolare inversione dei ruoli di genere, non solo simboleggia un importante momento della propria vita, ma permette a ciascuno di capire e comprendere ciò che significa essere “l’altro” o “il diverso”.
Ma il corpo, è anche lo strumento migliore di cui disponiamo per interagire con il mondo, per operare i cambiamenti che ci aiutano a sopravvivere nelle condizioni più impensabili ed ostili, oltre che essere il veicolo di una conoscenza fondamentale come quella dell’immedesimazione kuranko.
Quando allora si parla di conoscenza, dobbiamo ricordarci che conoscere non significa solamente leggere, studiare e neppure solamente provare nella pratica: la conoscenza del mondo sta nel mezzo, tra la teoria e la pratica, tra l’uso della mente e quello del nostro corpo, in un unicum conoscitivo che permette all’uomo di interfacciarsi al mondo, di esplorarlo, di apprezzarlo e di abbracciarlo, in tutta la sua pienezza, la sua diversità, la sua complessità. Tutto questo, grazie a quella macchina perfetta che noi chiamiamo corpo umano.