di Gabriele Rizza

Passano i giorni e per il governo si allontana la paura di una caduta per mano di Italia Viva di Matteo Renzi. Lo stesso Matteo di Firenze si rende conto che un’alternativa concreta a Conte al governo è al momento irrealizzabile: non arriverà l’appoggio dell’intero centrodestra ad un esecutivo delle larghe intese. Salvini e Meloni non farebbero un passo l’uno senza l’altro rischiando di bruciarsi partecipando ad un’avventura di governo altamente incerta. Anche la gamba dei deputati di Italia Viva appare realisticamente sempre meno essenziale, perché i responsabili non tarderebbero ad arrivare da diversi partiti di opposizione (Forza Italia, senatori di Giovanni Toti o la stessa Iv) per sostenere l’esecutivo, ingrassando le fila del gruppo misto, che attualmente conta circa 30 deputati. Magari ci potrebbero essere delle contropartite, un rimpasto, incarichi a persone nuove, ma l’attuale architettura del governo andrà avanti, perché il voto in questo 2021 è l’ipotesi più fantasiosa per ragioni sanitarie, di turbolenza economica e di basso gradimento a Bruxelles. Senza considerare che nessun parlamentare ha voglia di elezioni: a settembre è stato approvato il taglio dei seggi a partire dalla prossima legislatura.
E poi, Renzi non si slegherà mai dal governo rischiando di restare fuori dalla partita del Recovery Plan. L’ex premier è consapevole che la sua “piccola forza” al governo è determinante – come lo sono sempre stati i piccoli partiti nel corso della storia parlamentare italiana – ma che non può essere davvero l’ago della bilancia. Perciò si tiene dentro l’astuzia di ottenere il più possibile tirando la corda senza spezzarla, perché il primo a farsi male sarebbe proprio lui.
È occasione troppo ghiotta la cifra di quasi 200 miliardi per restare fuori dai giochi. Lo stesso centrodestra sarà costretto a fare un passo in una direzione o nell’altra senza fermarsi alla sola opposizione. Si tenterà la tradizionale carta della discussione in Parlamento, ma abbiamo notato come in questo 2020 Camera e Senato hanno visto confermato il lordo decadimento, come valore culturale e come subalternità all’esecutivo, processo iniziato ormai da un decennio. Qualcuno tra Lega, Fdi e Forza Italia sarà costretto a metterci la faccia.