di Veronica Graf

 

La riscoperta di una specie di pianta da caffè, capace di tollerare temperature più elevate rispetto all’arabica, e che ne ricorda il sapore, potrebbe aiutare la filiera del caffè negli anni a venire. 

Un team di ricercatori ha riscoperto la Coffea stenophylla, una specie di pianta da caffè che nel tempo è andata dimenticata perché il suo aroma, sebbene fosse buono e resistente, era meno commerciale rispetto all’arabica e  la pianta richiede 9 anni per giungere a maturità e fruttificare, due anni di più dell’arabica e cinque di più della robusta.

La Coffea stenophylla, specie che proviene dalla Costa d’Avorio, Sierra Leone e Guinea, è nota sin dagli anni Venti del secolo scorso, ma solo recentemente è stata riscoperta. Poco coltivata e rara in natura, era finora poco considerata, ed è arrivata all’attenzione del team di Aaron Davis della Royal Botanical Gardens di Kew, solo nel 2020, con alcuni semi provenienti da piante selvatiche originarie della Sierra Leone e da una coltivazione nell’isola della Réunion. In quanto ad aroma e sapore Davis e colleghi hanno lasciato la parola a degli assaggiatori chiamati ad analizzare e giudicare  caffè di diverse specie.

In parallelo hanno condotto delle analisi per descrivere le caratteristiche dell’ambiente in cui la pianta cresce in termini di temperatura e piovosità delle diverse specie, mettendole a confronto. 

L’intento è chiaro: tra le varie minacce che incombono su tutta la filiera del caffè – dalle problematiche umanitarie alle malattie per le piantagioni – c’è anche lo spettro dei cambiamenti climatici. E tra le possibili opzioni per salvaguardare l’economia e il mercato del caffè, accanto a progetti di dislocazione delle piantagioni e adozione di nuove tecniche di coltivazione, c’è anche quella di puntare su nuove varietà di piante da caffè. “Sembrerebbe semplice, considerando che se ne conoscono più di 100 specie, eppure trovare la soluzione ideale – per l’ambiente, per i consumatori e per i coltivatori – non lo è”, spiega il team di Davis. È per questo che la riscoperta della Coffea stenophylla appare come un’occasione ghiotta. Dal punto di vista organolettico il responso appare positivo: in diversi casi, pur se tra gli assaggiatori veniva spesso percepita come “qualcosa di nuovo” poteva anche essere scambiata come arabica, e come questa poteva vantare un profilo aromatico complesso, una dolcezza naturale e una acidità medio-alta. 

Molto importante poi, che la Coffea stenophylla cresce a temperature medie annuali intorno ai 25°C, ben più elevate di quelle dell’arabica (intorno ai 19°), e ha una grande resistenza alla siccità. Tutto questo, concludono, suggerisce quanto sia importante conservare specie qualitativamente interessanti come la Coffea stenophylla, come base per sviluppare varietà capaci di resistere ai cambiamenti climatici.