La ragion d’essere di questa ipotesi al vaglio tra gli ambienti liberal-conservatori di questo paese, a nostro giudizio, è da basarsi su una serie di considerazioni molto chiare e facili da esemplificare, se non si vuole già partire con il piede sbagliato.

Risultare credibili significa essere si, si, no, no e mantenere ciò che si è detto.

E’ individuabile, come causa della crisi sempre più irreversibile che stiamo vivendo, una chiara responsabilità sistemica?

La risposta è SI.

Se vi è un Sistema alla base della difficoltà diffusa ed ormai perniciosa nella quale stanno dibattendosi i ceti produttivi ed operosi di questo paese, significa che esistono degli Elementi che lo costituiscono e lo compongono interfacciandosi tra di loro. .

Non si può parlare di Sistema all’interno di un Insieme qualsiasi senza descrivere gli Elementi che lo sorreggono e ne traggono beneficio.

Riferito alla fattispecie nostrana, possiamo dire che gli Elementi centrali dell’attuale sistema politico -istituzionale siano individuabili in tutta quell’area di relazioni sussistenti tra ciò che per comodità ed abitudine chiamiamo area della sinistra storica (PD in testa) ed area di centro-destra (ex-PDL in testa)?

SI.

Queste due prime asserzioni ci farebbero subito concludere che, date queste condizioni, il radicale cambiamento che occorre dare a questo paese, dovrebbe passare per forza di cose per le mani della società civile ossia di tutti quei corpi intermedi della società e dell’Insieme-Italia che non sono riconducibili a nessuno degli asset centrali del Sistema da cambiare.

Questo per una banale applicazione della legge per cui chi è parte di un problema non può essere anche la sua soluzione.

Il contro-altare visibile di questa constatazione è la crisi di credibilità che affligge irreversibilmente tutto ciò che è riconducibile al quadro politico-istituzionale dei partiti storici.

L’astensionismo ne è l’immediato corollario a fronte di una politica mainstream che ha ogni giorno di più ha la coperta corta nel continuare a garantire il contratto clientelare stabilito da decenni con i propri target di elettorato.

La domanda immediatamente successiva da porsi è la seguente: ha, oggi, la società civile così intesa la forza per imporsi autonomamente nel processo di cambiamento necessario?

No, non ce l’ha. Gli mancano sia i mezzi, sia la coesione e la disponibilità a cooperare tra i vari segmenti politici-culturali che la compongono. Un’energia politica che manca non solo alle parti più disagiate ed afflitte dalla crisi economica, ma anche a quelle più politicamente evolute e sinceramente interessate al cambiamento.

Cosa fare allora?

Si deve, per mantenere congruo logicamente, tutto il discorso fatto, ritornare all’analisi degli Elementi che compongono l’attuale sistema in crisi, per vedere se al loro interno, tendenzialmente, vi siano le condizioni che permettano un loro utilizzo (ed in che grado) all’interno di un radicale processo di cambiamento non più procrastinabile nel nostro paese.

Per continuare ad essere, come si deve, del tutto si, si, no, no, le domande che dobbiamo porci, a questo punto, sono le seguenti:

Vi è nel primo asset centrale dell’attuale sistema (il PD e la sinistra italiana in genere) la possibilità di poter convivere con un assetto politico-istituzionale che non faccia del parassitare la società il suo leit-motiv?

La risposta è, tendenzialmente NO. Il richiamo alla tendenza sta a significare tutto quello che in eventuali eccezioni individuali non faccia che confermare la regola ed il trend individuati.

Non esiste nel DNA della sinistra italiana, neanche lontanamente, l’idea di un sistema che non intermedi fino al parossismo la vita economica-politica e sociale di una nazione.

Altro che il partito della Nazione, sarebbe meglio definirlo il partito dei parassiti attaccati alla nazione.

La stessa domanda, senza nulla togliere alle responsabilità politiche avute negli ultimi decenni dagli uomini e dai contenitori politici dell’altro lato della medaglia dello stesso sistema che ci ha ridotto così, ha un esito diverso, è un SI, perchè tutto la morfologia sociale che compone il centro-destra, per quanto si sia appiattita sulle cattive abitudini di un capitalismo di relazione, nel suo DNA, almeno potenzialmente, ha anche la possibilità di convivere e progettarsi per essere altro.

Recise le relazioni sussistenti con il vecchio sistema gli uomini e le energie del centro-destra storico possono ancora dire la loro, insieme alla società civile interessata a bandire i residui di una ideologia del secolo passato che non ci è mai appartenuta veramente.

In questa dinamica, attualmente, è veramente cosa di poco conto stabilire le modalità di come sia meglio arrivare a tale rassemblement di scopo ossia se sia meglio operare attraverso correnti interne ai contenitori storici di tale schieramento oppure se sia pìù producente interferire dall’esterno con uno o più strumenti politici adatti.

Può darsi pure che sarà necessario fare entrambe le cose, ma ciò che conta sarà la condivisione di questa analisi sottostante all’iniziativa da promuovere, da tale condivisione potremo dividere il grano dal loglio e valutare le reali possibilità del progetto, in funzione del reale cambiamento della società in cui viviamo.

Si gioca solo per vincere, non c’è il tempo per fare altro! Fuori gioco, al momento, sono sigle e siglette che rimandino a percorsi noti, tristi e triti, non ci sono più poltrone per nessuno, è in gioco solo l’ultima occasione di risanare un paese attraverso il sistema di voto.

Cristiano Mario Sabbatini