di Susanna Russo

Beppe Salmetti è attore, autore e presentatore. Si è diplomato all’Accademia dei Filodrammatici di Milano dove ha studiato recitazione. Ha recitato nel film “Soldato Semplice” di Paolo Cevoli. Ha scritto e interpretato una personale versione di “Romeo e Giulietta” dal sottotitolo “l’amore fa schifo ma la morte di più”, le cui repliche continuano. Con la sua compagnia Idiot Savant ha portato in scena “Il mercante di Venezia” e “Sogno di una notte di mezza estate” di W. Shakespeare, e il prossimo Novembre sarà tra gli interpreti di “Alcesti” di Euripide.
Ha recitato in audiodrammi e audiolibri. E’ inoltre conduttore del programma radiofonico “Off Topic-fuori dai luoghi comuni” su Radio24.

 

Da quanto tempo non sali sul palcoscenico?

«Tra qualche giorno sarà un anno. Non è un bell’anniversario. Avremmo dovuto debuttare con “Alcesti” di Euripide a Marzo 2020, ma poi lo spettacolo è slittato più volte fino a novembre 2021, mese in cui dovrebbe debuttare, mi scuso per il condizionale. Lo spettacolo che abbiamo messo in cantiere ormai quasi un anno e mezzo fa andrà rivisto, tra poco lo rimetteremo in prova, chissà cosa succederà.»

 

Cosa ti manca di più del tuo lavoro?

«Mi manca l’illusione di vivere altre vite oltre alla mia, troppo spesso abitudinaria. Mi manca abitare nuovi testi, piangere, ridere con i colleghi, gli istanti prima del “chi è di scena”, il secondo prima della prima battuta di ogni spettacolo, dalla quale non si torna più indietro, il soffice passaggio tra il buio e la luce, sentire il respiro del pubblico nelle pause tra una battuta e l’altra. Mi manca l’odore del teatro, a volte un po’ ammuffito ma sempre accogliente, mi manca tornare in quinta sudato fradicio dopo lo spettacolo.»

 

Ti sei sentito abbandonato e poco tutelato nel tuo ruolo d’ attore professionista in quest’ultimo anno? E prima della pandemia ti è capitato di sentirti in questo modo?

«Il teatro ha sempre avuto un bel po’ di problemi, da prima della pandemia. Paradossalmente la pandemia è stata utile perché ha fatto emergere delle complessità di settore un po’ dimenticate. La pandemia ha anche agito da collante in alcuni casi. Da lavoratore dello spettacolo non mi sono mai sentito così parte di una categoria come adesso, ho sentito molta solidarietà. È ancora presto per parlarne, ma mi piace immaginare un futuro leggermente diverso anche grazie a questi nuovi movimenti di settore.»

 

Hai mai pensato, in questi mesi, di abbandonare la tua carriera d’attore?

«Abbandonarla mai, metterla in stand-by forse. La pandemia mi ha fatto guardare alla professione dell’attore con occhi diversi, riflettere sull’essenzialità e l’utilità della professione. Fare l’attore non deve diventare un’attività autoreferenziale e sto pensando a come poter mettere a servizio la mia esperienza teatrale per contaminare positivamente altri ambiti. Per esempio qualche mese fa grazie all’aiuto di Radio 24 e al Teatro Filodrammatici di Milano abbiamo realizzato un podcast teatrale che si chiama “Sul Filo” partendo da notizie di attualità. Abbiamo provato a mettere insieme due mondi che ci stanno a cuore e ad oggi siamo molto contenti della risposta che ci ha dato il pubblico.»

 

Cosa pensi di poter trarre, professionalmente parlando, da una pandemia?

«La pandemia mi ha fatto scoprire il piacere e l’importanza del tempo, lo sto gestendo meglio, anche nella noia. Negli ultimi anni ho sempre e solo messo in primo piano il lavoro, e ho approfittato di questa brusca frenata per rifare lo schema delle mie priorità.»

 

 Con la pandemia è cambiato il tuo modo di fare radio?

«Ha cambiato il mio modo di fare radio solo da un punto di vista tecnico. Per il resto non ho avuto grosse difficoltà, anzi la distanza ci ha obbligati a lavorare sull’essenziale, a essere più chiari, più precisi forse. Anche la nostra trasmissione “Off Topic – fuori dai luoghi comuni”, ha subito delle modifiche con la pandemia. Per un periodo abbiamo registrato da casa e tecnicamente siamo stati obbligati ad ascoltarci di più, ma con maggiore qualità. I device possono essere molto utili. Non sostituiranno mai una presenza dal vivo, ma in mancanza di altro dobbiamo un po’ adattarci ed essere pronti per tornare al massimo quando si potrà. La parte più difficile sarà in quel momento, un attore si allena ogni giorno quando possibile e con i teatri chiusi è stato difficile, e lo è tutt’ora.»

 

Pensi che dopo questa esperienza sarai un attore, conduttore radiofonico e artista diverso?

«Sicuramente, non so però in che modo. Siamo in mezzo a un vortice, e io non riesco a vedere molto in là. Nel frattempo cerco di studiare il più possibile per farmi trovare pronto per quando sarà, sperando che sarà presto…»