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di Francesco della Corte

Dopo anni di attesa, è stato reso pubblico da pochissimo il progetto preliminare per la realizzazione del deposito nazionale di rifiuti radioattivi che permetterà di conservare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività. Il deposito nazionale e il parco tecnologico saranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al parco. Appena avuto il nulla osta dei Ministeri competenti, la scorsa notte è stata pubblicata, contestualmente al progetto preliminare, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee per il deposito e per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi italiani, dove convogliare in totale sicurezza non solo quelli provenienti dai quattro reattori dismessi, ma anche quelli provenienti dalla medicina nucleare oltre che dalla ricerca, anche industriale e scientifica.
Il deposito avrà una struttura a matrioska: all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati.
Tutto ciò succede però con un grande ritardo sulla tabella di marcia fissata dall’Europa. Tale pubblicazione avrebbe dovuto avvenire entro l’estate del 2015, che però a causa sia degli eventi politici susseguitisi in questi ultimi anni, per le continue richieste di ulteriori accertamenti tecnici da parte dei competenti ministeri, dell’Ispra e della Sogin, i tempi si sono dilatati facendoli slittare ad oggi.
La fase successiva alla pubblicazione, prevede, ai sensi della L.241/90, l’apertura di una fase di consultazione pubblica, che durerà 60 giorni ed alla fine della quale, vi sarà un seminario nazionale, al quale saranno invitati tutti i soggetti coinvolti ed interessati. L’obiettivo è permettere a regioni, enti locali e tutti i soggetti portatori di interessi qualificati di formulare osservazioni, richiedere approfondimenti spiegazioni tecniche relative sia al deposito nazionale, che al previsto Parco Tecnologico, in modo da avere la certezza che vi sia piena rispondenza delle aree individuate, ai requisiti tecnici previsti e fissati dalla guida emanata dall’ente di controllo, nel caso specifico l’Ispra, attuale ISIN.
Prevedibile che nelle prossime settimane, vi sarà una bagarre istituzionale e soprattutto sociale, in quanto nessuno vorrà questo deposito sul proprio territorio.
Volendo essere cautamente critici, queste fobie, son state senz’altro generate da un’atavica carenza di informazioni, che ha messo l’Italia in netto svantaggio nei confronti degli altri paesi europei, che vi hanno già prontamente provveduto, essendo questo un obbligo stigmatizzato dalla Direttiva EURATOM 2011/70, la quale ha espressamente previsto che ogni singolo paese deve provvedere ad individuare un’apposita area come deposito dei rifiuti radioattivi che esso stesso ha prodotto, onde sistemarli definitivamente.
L’augurio è che l’intero iter si concluda nei tempi tecnici previsti, in modo da dimostrare la maturità e la
consapevolezza della nostra nazione, in merito alle questioni energetiche e ad ogni fenomeno ad esse connesse, per questo si ritiene indispensabile, soprattutto in capo agli organi di controllo preposti come la Sogin, che vengano avviate, seppur con estremo ritardo, specifiche campagne informative ed educative, in modo da rendere il cittadino informato e privo di fobie, rendendolo compartecipe e cosciente delle scelte istituzionali di un Paese ecosostenibile,che sia sempre all’avanguardia e capace di trovare senza indugio, le migliori soluzioni scientifiche ad ogni problema di natura sociale ed ambientale.

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