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di Abbatino

Non ha avuto una grande fortuna, Matteo Renzi; pensava di fare l’ago della bilancia, di raccogliere consensi e di costruire la “cosa” centrista pensando di masticare pezzi di agibilità politica anche a Forza Italia. Tant’è che non è andata bene quest’avventura di governo al boyscout fiorentino. Crollo di consensi, a stento ha avuto una misera rappresentanza nella roccaforte Toscana e crollo di voti. Addirittura il partito di Calenda, neppure un fantasma in parlamento, è sopra ad Italia Viva nei sondaggi. Aveva piazzato nei ministeri alcuni anonimi esponenti del neonato partito, la più improbabile Bellanova in testa e fuori tutti quelli più compromessi con il governo della precedente legislatura, provenienti dal PD. Queste mosse da stratega post democristiano non hanno però dato buoni frutti. Crollo di consensi e crollo di popolarità: totalmente sparito dalle cronache parlamentari. Schiacciato nel governo giallorosso, però necessario a tenerlo in piedi. Quindi cosa fare? Ecco il colpo di teatro. La testolina politicamente cinica e spregiudicata di Renzi ha girato sulla roulette puntando ad una nuova centralità non solo politica, ma soprattutto personale. Pertanto, perché non rilanciare se stesso al governo? Ma quale Boschi, quali esponenti minori di Italia Viva? Entra di nuovo al governo proprio il leader di Italia Viva, prima che sia morta la sua creatura politica. Fantasie? E se invece fosse la vera strada per riavere voce in capitolo davvero su Recovery Found e su molto altro? Renzi punta i piedi e chiede concretezza. Appunto, concretezza non crisi di governo al buio. Perché se la crisi si apre, non si archivia la sua voglia di tornare al governo.

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