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di Stefano Bini

È uscito da poco su tutte le piattaforme digitali il brano #SenzaScuola, scritto da Sgamo e Angelo Cattivelli, 12 anni. Il video è visionabile sul canale YouTube di Angelo: https://www.youtube.com/watch?v=OneVRyco5v4.

Questa canzone è l’eco di Angelo Cattivelli che, con Caterina Quarantotto, Rosario Marino, Arianna Curti e Nicolò Caserta (I Teen Guys della Teen Social Radio), risponde con molta leggerezza come la “famigerata” scuola sia fondamentale, ora più che mai; molto più che “solo didattica”, ma “luogo d’incontro e scambio”. La scuola che credevano essere solo un impegno e forse, una “rottura”, oggi manca; perdere la scuola ha significato, infatti, rinunciare a una socialità che davano per scontata.

A scuola ci s’incontra e scontra, si cresce, ci si innamora e ci si lascia, prendono forma coscienze, si gettano le basi di un futuro che consegneremo proprio a loro, uomini e donne del domani.

Angelo Cattivelli con l’aiuto di Simone Gatti, in arte Sgamo, ha messo in musica questa pagina di storia aprendo idealmente, grazie al video che la accompagna, una finestra sul mondo dal loro punto di vista, dandoci l’opportunità di guardare, per una volta, dalla stessa parte.

In controtendenza al vissuto di qualsiasi ragazzo di 12 anni, in questo brano osanni la scuola. Cosa ti ha spinto a cantare una canzone del genere?

«Mi piace la scuola, e sotto sotto credo che piaccia anche a molti altri ragazzi della mia età, solo che fa più figo dire che non ci piace. I “secchioni” sono sempre stati antipatici e noiosi, no? Io non sono un secchione, ci mancherebbe, ma amo la scuola. Amo tutto quello che è collegato alla scuola. I miei migliori amici sono quelli della scuola, perché con loro condivido la maggior parte della mia giornata, i problemi. Poi a scuola impari molto più di quello che pensi. E non mi riferisco a matematica, italiano o inglese»

In quest’avventura musicale, non sei solo. Raccontaci come e con chi è nata questa collaborazione.

«Questa avventura è nata durante il lockdown. Niente scuola, niente amici, niente sport. L’unico modo per non pensare e non perderci davanti alla Play e alla tv, che poi alla lunga comunque stufa, era trovare qualche cosa da poter fare insieme on line. È nata così la radio, e poi l’idea di scrivere e divertirci con questa canzone. Devo essere onesto? Anche per urlare al mondo che noi ragazzi abbiamo bisogno della scuola. I ministri e chi ci governa non lo devono sottovalutare.  È un momento complicato, lo sappiamo perfettamente, ma noi ragazzi senza scuola non possiamo proprio stare. Tutto il progetto è nato chiacchierando, guarda caso, con una compagna di scuola, Caterina. Siamo compagni dall’asilo. Poi son arrivati Arianna, Rosario e Nico. Siamone, Sgamo ha capito perfettamente quello che volevo dire e insieme a Cristian ha fatto una canzone divertente, semplice, veloce.  È chiaro il messaggio? Voglio andare a scuola, non ne posso più, non ne posso più!»

Per quelli della tua generazione, cosa ha significato non seguire le lezioni in classe e non confrontarsi con i compagni su vari temi?

«Sincero? Non studiare. In pochi hanno fatto in questo periodo di DaD quello che avrebbero fatto in presenza. Io, per esempio, ho studiato molto meno. Le lezioni erano una noia mortale. Riuscire a seguire le Prof tramite il computer, un delirio. Poi, se studiavi, il voto era comunque più basso perché loro pensavano che tu avessi copiato. Allora tanto vale non studiare e copiare, no? Mah. Io ho vissuto malissimo la DaD. La scuola, quella vera, intendo, è presenza, nel bene e nel male.  E poi, ragazzi, la DaD tira fuori il peggio di tutti. Alunni e Prof. Tutti incattiviti, tutti che pensano male.  Fa davvero passare la voglia»

Si vive nel mondo dei social e dell’apparenza, ma quanto contano ancora il “contatto fisico” e lo sguardo?

«Tantissimo. Almeno per me. Il mondo dei social per me è un modo per parlare con chi non puoi vedere perché lontano, o per conoscere persone nuove unite dalla tua passione. Oppure per dire alle persone cosa pensi, cosa provi, per condividere. Odio le persone che usano i social senza dire nulla ma solo mettendosi in posa per fare vedere quanto sono sexy. Io credo che i social debbano far vedere come siamo veramente. Se date un’occhiata al mio canale Youtube o al mio profilo Instagram, vedete l’eterna lotta tra me e i miei capelli, ma io sono così!
Abbracciare un amico, dargli la classica pacca sulle spalle o spingerlo scherzando. Mi manca tutto questo. Lo sguardo, per fortuna, ora che abbiamo tutti le mascherine ha ripreso la sua importanza»
 

Un pregio e un difetto nello stare in casa durante questi due blocchi di pandemia.

«Pregio sicuramente potersi svegliare un po’ più tardi.  Difetti? Devo dirne uno solo? Non poter vivere come vorrei»

Probabilmente, tornerete tutti a scuola a gennaio. Cosa vuoi dire ai ragazzi di tutta Italia?

«Posso dirlo in musica? “Devi fare ciò che ti fa stare bene!”, di Caparezza. Mettete la mascherina, state attenti a come vi comportate. Siate coscienziosi e sfruttate questo tempo diverso per creare qualche cosa di veramente unico»

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