Questa mattina all’alba gli agenti della Polizia di Stato hanno arrestato 3 uomini di 53, 43 e 40 anni,  originari del Montenegro, accusati di essere parte della organizzazione criminale internazionale “Pink Panthers”. La banda di rapinatori di gioiellerie aveva firmato alcune rapine nel centro di Milano. Una nel 2017 e altre fra il 2019-2022.

Una delle caratteristiche delle Pink Panthers è la velocità: le rapine durano al massimo un minuto e vanno a colpo sicuro sugli oggetti di valore. L’Interpol considera le Pink Panthers tra le bande di rapinatori più pericolose al mondo. Difficilissime da catturare e ancora più da fermare, perché composte da un numero molto alto di componenti, circa un migliaio. Con una operazione congiunta, la squadra mobile di Milano, Interpol e Polizia federale svizzera avevano già identificato e arrestato un componente della banda nel novembre del 2018, una delle poche volte in cui i corpi di polizia europei sono riusciti nell’impresa.

Le Pink Panthers

E’ una banda di rapinatori composta da ex militari serbi e montenegrini. Il loro metodo si chiama “Smash and grab”, “distruggi e arraffa”. Quando hanno scelto un obiettivo e il momento più favorevole, entrano nella gioielleria e cominciano a distruggere tutto quello che capita, tenendo sotto tiro i gioiellieri e arraffando gli oggetti preziosi che avevano già individuato. Nel 2017 due uomini avevano rapinato la gioielleria Paradiso Luxury a Milano portando via 20 orologi per un valore totale di circa 200 mila euro. Poi fuggirono uno in bicicletta e l’altro prendendo la metropolitana alla stazione di Lanza, sulla linea 2. Secondo quanto riferito da alcune fonti, applicano alle rapine strategie di attacco di derivazione militare.

 Il DNA

In quella occasione uno dei rapinatori si ferì con un vetro delle vetrine che aveva rotto e aveva lasciato sul posto alcune gocce di sangue. I poliziotti milanesi ebbero così il suo DNA, che ha permesso la sua identificazione attraverso il database dell’interpol. D.V. , un serbo che viaggiava con un falso documento di identità croato, fu arrestato a Basilea nell’ agosto del 2018 e accusato della rapina a Milano. A sostenere l’accusa contro di lui ci sono le immagini delle telecamere del Comune di Milano, quelle di diversi esercizi commerciali e quelle gocce di sangue con il suo DNA.

Avere le prove della presenza di D.V. in città ha dato modo alla Squadra mobile di via Fatebenefratelli di seguire le indagini sul centro logistico delle Pink Panthers a Milano. Non sappiamo ancora molto sulla identità dei montenegrini arrestati oggi, e ma conosciamo le rapine di cui sono stati accusati.

Aggiornamento delle 10.22 del 26 luglio. Il video delle rapine

Poco fa la questura di Milano ha inviato un comunicato stampa con l’elenco delle rapine di cui sono accusati i 3 arrestati, di   di questa mattina e ha diffuso un video con le immagini di alcune delle rapine riprese dalle telecamere di sorveglianza. Sin dal 2018 gli agenti della squadra mobile milanese cercava la base logistica milanese delle Pink Panthers. Alcuni agenti della sezione antirapina della Squadra mobile, in servizio in borghese nel centro cittadino, hanno notato due volti noti alle forze dell’ordine per essere stati ripresi dalle telecamere durante alcune rapine effettuate a Milano dalla banda della banda delle Pink Panthers. I due stavano passeggiando in bicicletta. E’ così iniziato il discreto pedinamento che ha permesso di individuare lo stabile in cui vivevano. I  poliziotti li hanno visti entrare e li hanno bloccati quando ne suono nuovamente usciti.

La sorpresa

Alle volte la fortuna aiuta i giusti. Infatti nell’appartamento c’era un terzo uomo che nascondeva la sua reale identità sotto un alias. Dopo i controlli effettuati tramite lo SDI, il sistema digitale interforze, è risultato essere  un uomo ricercato a livello internazionale dalle autorità del Montenegro per omicidio e detenzione illegale di armi ed esplosivi e in Italia per essere sospettato di aver partecipato ad una rapina avvenuta in una gioielleria di Genova, in via Roma, il 29 luglio del 2017. Sulle sue spalle pendeva un ordine di custodia cautelare in carcere del tribunale genovese. Anche un altro degli arrestati era ricercato. Le sue impronte digitali sono risultate essere quelle di un indagato per la rapina alla gioielleria Roberto Coin avvenuta a Roma il 1 febbraio 2012. E’ destnatario di un ordine di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del tribunale i Roma.

Le rapine

Sempre premettendo che  la colpevolezza dei tre arrestati dovrà essere accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili, i tre sonoa ccusati di essere gli autori della rapina aggravata avvenuta alla “Boutique Crivelli” in via della Spiga 1 il 12 gennaio 2022, della rapina all’orologeria “La Bottega del Tempo” in via Cesare Battisti 8 avvenuta il 19 ottobre 2019, e della tentata rapina alla gioielleria “Schereiber gioielli” in via Borgospesso 22 l’8 maggio 2019.

La perquisizione dell’appartamento

All’interno dell’abitazione sono state rinvenute due fedeli riproduzioni di pistole Beretta semiautomatiche, numerosi proiettili a salve, una mazza identica a quella utilizzata per le “spaccate” con il punteruolo in ferro saldato su una estremità e diversi capi d’abbigliamento perfettamente corrispondenti a quelli utilizzati per le rapine.

Continuano le indagini

Le indagini della squadra mobile, sia per individuare altri componenti della famosa banda sia per verificare la possibilità che i tre siano responsabili di altre rapine avvenute a Milano negli ultimi 5 anni, continuano sotto la direzione dei pubblici ministeri del VII Dipartimento della Procura della Repubblica di Milano.
di Ilaria Maria Preti