Vacanze studio all’estero: gli italiani non sentono la crisi e fanno viaggiare i figli

Nel mondo globalizzato di oggi non parlare fluentemente l’inglese è il peggiore dei limiti. Impensabile. Così i genitori italiani nonostante siano tempi dove si sta molto più attenti alle spese, ugualmente non rinunciano a regalare un’esperienza di vita all’estero per migliorare la conoscenza di una lingua straniera e acquisire autonomia. I dati parlano di 110 mila ragazzi che in questa estate 2019 andranno all’estero a studiare via da casa per due settimane, un costo medio di 2000 euro per l’Europa, e 3000 euro per l’extra UE, un giro d’affari stimato 600 milioni di euro, ma con utili esigui, la concorrenza fra agenzie e l’aumento di fondi pubblici (bandi Inps, piani regionali, Pon e fondi europei) è sensibilmente aumentata. Per il ramo viaggi di Confindustria, i viaggi studio all’estero è un trend consolidato, + 8% nell’estate 2019.

Le formule delle vacanze studio sono principalmente due. Quelle organizzate da agenzie specializzate che provvedono tutto, appoggiandosi a scuole con alloggi, oppure chi sceglie la soluzione un po’ più economica, organizzandosi autonomamente pernottamento e scuola. Attenzione però, le vacanze studio sono diventate  flexible benefits promosse dalle aziende per i dipendenti (in alcuni casi anche con i familiari), puntando così a rafforzare il proprio walfare.

Destinazione in vetta alla classifica l’Inghilterra, che nonostante la Brexit e tutto il vento di incertezze che ha alimentato questa scissione dall’Unione Europea, si conferma la meta prediletta con un + 10% di presenze rispetto al 2018. Gli italiani qui in vacanza studio rappresentano la fetta maggiore di studenti che vanno nel Regno Unito per studiare o perfezionare l’idioma, seguono studenti cinesi e dall’Arabia Saudita. I ragazzi ai primi anni delle superiori (14-16 anni) preferiscono quindi la swinging London, subito dopo vengono l’Irlanda (+20% rispetto al 2018) con Dublino, Galway e Cork, e per questioni di clima e vita spensierata al mare Malta è gettonatissima. In previsione della maturità, parliamo quindi dai 17 anni in poi, il ventaglio di scelte si apre: il sogno americano è al top (+30% rispetto al 2018), anche se non si impara l’impeccabile british english, le opportunità di ampliare gli orizzonti culturali, e perché no, di pensare anche ad un’università lì, sono elementi molto rilevanti. Boston e New York i grandi classici. Ma c’è chi sceglie di andare lontanissimo per studiare l’inglese, e Sidney e l’Australia con i suoi canguri sono il sogno per i teen-ager più indipendenti.

Ci sono poi studenti che già al liceo hanno assorbito bene il concetto di lavoro precario e di crisi economica, ecco quindi che c’è una importante fetta che sceglie di andare a studiare il russo, al terzo posto delle lingue straniere studiate dai nostri ragazzi, con un +70%. Dal 2008 anche la Cina rientra fra le destinazioni, ovviamente i numeri sono minori perché il mandarino è ancora studiato e parlato in maniera meno diffusa. E poi la grande Asia: in questo caso l’obiettivo non è imparare una lingua, ma dare ai giovani che fanno una scelta diversa la possibilità di allargare gli orizzonti culturali, economici e ambientali immergendosi in un contesto socio culturale molto distante dal nostro.

Però in questo momento storico dove le tematiche ambientali sono caldissime soprattutto fra i banchi di scuola, l’estate può coincidere con l’opportunità per ampliare in maniera internazionale e insolita il proprio curriculum. Avere un profilo scolastico con esperienze in campo umanitario e ambientale oggi ha molto senso. L’importante da parte della famiglia è di supportare nella scelta alternativa di vacanza il proprio figlio: dedicarsi agli altri o toccare con mano una realtà lavorativa come una onlus internazionale, sono esperienze preziosissime. E l’inglese s’impara ugualmente.

Martina Grandori

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.