USCIRE DALL’INFERNO FISCALE. La Critica e le partite iva insieme contro il sistema vessatorio

di Gabriele Rizza

Spesso opinionisti, politici e i mezzi d’informazione, dimenticano che le difficoltà dei milioni di imprenditori e lavoratori con partita iva, non nascano con il Covid, ma arrivano in modo strutturale da lontano. L’emergenza sanitaria ha solo acuito e messo definitivamente in ginocchio la categoria sociale più creativa e produttiva, quella che più di tutti meriterebbe il sostegno dello Stato o, almeno, di poter lavorare in pace. Invece, più che amico, lo Stato è una scure pronta a scagliarsi, con il fisco e la burocrazia, contro chi più di tutti può offrire opportunità di lavoro e sviluppo.

Questo sistema vessatorio statale, tutto ai danni dei piccoli e medi imprenditori, è stato tema di dibattito di un incontro con la stampa del 23 settembre, presso la sala conferenze della Camera dei deputati, organizzato dalla redazione de La Critica e dall’Associazione Partite Iva Insieme Per Cambiare, con la partecipazione del deputato del gruppo misto Antonio Zennaro, sempre attento alla difesa del sistema produttivo nazionale. Il presidente dell’associazione della categoria, Giuseppe Palmisano, ha subito messo sul tavolo il cuore del problema: “La burocrazia asfissiante assorbe e sperpera risorse in una ragnatela di cavilli: adempimenti e norme interpretate in modo vessatorio e iniquo, formano un impianto sanzionatorio più funzionale al gettito che al fare giustizia”.

 A seguirlo, l’imprenditore ed editore de La Critica, Massimiliano Buonocore, ha sottolineato come, secondo la Banca Mondiale, l’Italia è il paese industrializzato con la più alta pressione fiscale sulle imprese, arrivata al 65% ma che con altri balzelli e adempimenti, raggiunge realmente l’80%, senza considerare dal 1990 ad oggi, la tassazione è aumentata di 300 miliardi di euro. Buonocore ha poi lanciato due proposte: la prima è la revisione del Codice appalti che: “Porta i privati a scontrarsi tra di loro, perché per lavorare insieme ognuno deve dimostrare all’altro di non avere nessun debito con lo Stato, nemmeno una multa arretrata. Invece questo compito di controllo dovrebbe toccare allo Stato, che però per inefficienza preferisce fomentare odio tra cittadini”; la seconda è l’abolizione del Solve et repete, ovvero che: “Permette all’Agenzia dell’Entrate di entrare nei conti correnti, sequestrare beni immobili senza che il cittadino possa prima passare da un grado di giudizio”.

Caldo e sentito è stato l’intervento del coordinatore nazionale di Partite iva insieme per cambiare, Angelo Di Stefano, il quale ha ricordato che è con i piccoli che l’Italia è diventata grande, Ferrari era un meccanico e Ferrero un pasticcere. Secondo Di Stefano, questo Stato malamente onnipresente uccide la naturale creatività italiana, la più invidiata al mondo. Di conseguenza, affossa l’Italia tutta. Elena Ferrando, coordinatrice della Liguria, ha sottolineato le difficoltà del fare impresa per le donne, auspicando contributi chiari e reali e non quote rosa.

Quest’incontro, a detta dei partecipanti, è solo l’inizio e deve sfociare in un tavolo permanente per dare un contributo concreto al fine di “liberare” la creatività e la forza delle partite iva.

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