UN SOGNO CHIAMATO BONOLIS

di Stefano Bini

Ho la grande fortuna di collaborare, tra gli altri, con questo giornale online, vivo, interessante, dove curo una rubrica seguitissima e dove sono ben retribuito. Me la canto e sono da solo, ma tant’è!

Ho parlato dei miei miti femminili televisivi, come Cristina D’avena e Lorella Cuccarini; ora tocca a quelli maschili. Tra i vari Corrado, Raimondo Vianello, Mike bongiorno, Gerry Scotti, Carlo Conti e Amadeus, ce n’è uno che rappresenta il mio passato e il mio presente: Paolo Bonolis. Sarebbe inutile scrivere è uno dei più grandi, che è un numero uno, eccelso e brillante in conduzione e blablabla, ma c’è un motivo del perché batto i pulsanti della tastiera pensando a lui, ovvero il mio primo vero mito televisivo (maschile. Il suo alter ego è la D’avena).

Appena ho iniziato a rendermi conto della vita e di tutto ciò che mi circondasse, un punto ero fermo: Paolo Bonolis, alle 16 su Italia1, mentre conduceva Bim Bum Bam insieme a Manuela. Tanti ragazzi della mia età e più grandi ricordano con un po’ di vergogna quel periodo, io lo bypasso con un sorriso, con tenerezza e, con il senno di poi, tanta serietà. In altri post, ho già scritto che genitori e nonni mi lasciavano molto tempo davanti alla tv, perché loro lavoravano. Chi fa il mestiere del creativo, che sia giornalista, autore o conduttore, sa che ci si nasce; ci se ne può accorgere da bambino o verso lo sviluppo adolescenziale, ma questo è un dato oggettivo. Sin dall’età di tre anni, il mio mondo girava intorno ai pupazzi di Ciao Ciao e Bim Bum Bam, ai telefilm di Licia e Cristina, a quel Paolo che molto mi faceva divertire e tanto desideravo d’incontrare.

Gli anni sono passati per lui e pure per me; lui ha continuato, tra alti e bassi, a inanellare successi, io a sognare di avere un briciolo della sua professionalità, energia e passione. Dopo 10 anni di gavetta in piccole e grandi aziende, anche io ho iniziato ad avere le prime esperienze importanti in tv e da lì non mi sono mai fermato. Anzi, spesso mi fermo a pensare che, nonostante sia un entusiasta di natura, un bomba comunicativa e abbia costantemente energia a mille (senza droga, giuro. Provate a passare un cancro a 22 anni, poi il sorriso stampato diventa un marchio di fabbrica), potrei avere ancor più originalità quando scrivo o conduco; in questi momenti, mi basta pensare a Paolo e al suo excursus, alla sua evoluzione, alla sua grandezza.

Già ai tempi di Bim Bum Bam, si notavano in lui una malizia e furbizia che pochi negli anni 80 avevano. Nel corso degli anni, queste qualità, aggiunte a maturità, entusiasmo e creatività, hanno reso Paolo un vero mito televisivo per gli spettatori e un punto di riferimento per chi DAVVERO crede in questo lavoro, come il sottoscritto.

Quando mi sento dire da amici, parenti, colleghi del perché non lavoro più spesso in tv o alterno situazioni importanti e meno prestigiose, rispondo loro che è sempre questione di opportunità; ma opportunità non solo in senso stretto, ma nelle sue varie declinazioni: di trovarsi con la persona giusta, nel periodo adeguato, ecc. Paolo Bonolis ha avuto tutte queste cose per la sua innata professionalità, l’estro creativo, la sfacciataggine di osare, e di trovarsi in un periodo floridissimo della tv italiana, la nascita della tv commerciale. Anche in tempi di magra televisiva come questo, come dice spesso il mio agente Fernando Capecchi, sono le idee che Fanno la differenza, e Paolo ne ha a bizzeffe, perché conosce il pubblico e la tv italiana nel profondo.

Tramite il buon Lucio Presta, suo agente e nostro comune amico, potrei avere la possibilità d’incontrarlo a stretto giro, con un appuntamento o entrando durante una registrazione agli studi Elios, ma aspetto il momento giusto. Passione, professionalità e casualità sono un bel mix.. E prima o poi chi si somiglia, si piglia!

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