Un pianeta da salvare

di Martina Biassoni

L’Australia in fiamme è solo l’ultimissimo grido d’aiuto d’un pianeta che stiamo trascurando da tanto, ormai troppo, tempo.  

Non ci accorgiamo, o meglio fingiamo di non accorgerci, che stiamo lentamente facendoci terra bruciata intorno, sottovalutando il nostro impatto sulla natura che ci circonda e gli esiti delle nostre azioni. È bello poter prendere il sole d’estate, senza ustionarsi, grazie alla protezione 100+? Certo, purtroppo per il nostro pianeta – la nostra casa di cui ci dovremmo preoccupare quanto, se non di più di quanto ci preoccupiamo dell’altra nostra casa, quella fatta di cemento e calcestruzzo in cui viviamo, ci scaldiamo e ci sentiamo protetti – non è possibile. Avevamo la protezione 100+ naturale, l’ozono, nell’atmosfera, ma la stiamo rovinando sempre più con i frutti dell’evoluzione di cui andiamo più feri.  

Deodoranti spray, riscaldamento d’inverno, plastica usa e getta, confezioni di cartone chiuse con scotch di plastica che le rendono irriciclabili, cellophane, gas di scarico emessi dalle auto che guidiamo, gomme da masticare “sputate” a terra incuranti dei decenni che necessitano per deteriorarsi, pile e pile di rifiuti che ogni giorno vengono gettati per le strade, nei prati, sul ciglio della carreggiata, e tutte quelle abitudini che ci hanno portato comodità alla vita quotidiana come le next day deliveries, le monoporzioni vendute da ristoranti e supermercati, i sacchi di pane in plastica… Sono solo alcuni degli sgarri che giorno dopo giorno ognuno di noi fa alla propria casa volontariamente e non. Dobbiamo smetterla.  

Non sto dicendo che dobbiamo tornare a vivere come gl australopitechi, e non sto nemmeno dicendo che le comodità quotidiane non mi siano comode, ma dovremmo imparare tutti a darci una regolata.  

Se dobbiamo uscire, per fare uno o due km sarebbe meglio non prendere auto personali o taxi, magari una passeggiata in centro o una bella pedalata fino a destinazione, anche con questo freddo sì, gioverebbero di più. Sicuramente al pianeta fanno piacere e anche ai nostri muscoli e al nostro umore, visto che è innegabile che lo svolgimento di attività fisica sia strettamente connesso alla positività o negatività del proprio umore.   

E anche le lavatrici sarebbero da fare solo quando strettamente necessario, incredibile quante microfibre e microplastiche si annidino fra i nostri maglioni dell’high street e quanto i detersivi e saponi, per non parlare delle candeggine, siano nocivi per le acque e il suolo che ci circondano. In molti parlano di mettere in freezer maglioni e pantaloni dopo il primo utilizzo, così da togliere ogni odore e batterio e renderli belli come se fossero nuovi e pronti ad essere indossati di nuovo. Insomma, una versione 2.0 del lasciare i aglioni a prendere aria fuori durante la notte.

Lavare i piatti è una necessità quotidiana, impariamo a limitare il detersivo o i “viaggi a vuoto” delle lavastoviglie, e cerchiamo anche di limitare al massimo i resti di cibo che facciamo, per sbaglio, cadere negli scarichi di lavello e lavastoviglie.  

Non so se lo sia anche chi legge, ma sono stanca di trovare articoli su giornali e sul web in cui si parla di animali morti a causa del fuoco, o a causa delle cannucce e delle posate che lasciamo allegramente scivolare verso i mari. Proprio noi, che di mari ne abbiamo di meravigliosi e da invidia. Proprio noi che abbiamo una quantità inestimabile dei patrimoni naturali e culturali sul nostro territorio. Proprio noi che ci vantiamo tanto di quanto siano belle Roma, i Faraglioni di Capri, i monti e i colli di tutto il centro Italia, Venezia o le nostre piste da sci. Proprio noi che siamo consapevoli d’essere invidiati da tutto il mondo perché in “pochi” (relativamente) km quadrati concentriamo tanto, tutto.  

Eppure non ci impegniamo minimamente per salvaguardare le nostre bellezze e virtù. Piuttosto, preferiamo lasciarle decadere perché è troppo faticoso abituarsi ad uno stile di vita più sano. Per noi e per il nostro pianeta.  

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