UN GRAND JURY, UN GRANDE POPOLO, UNA GRANDE NAZIONE. Ferguson e la lezione morale

Per chi non si fosse mai occupato delle cose di oltre oceano: qualche mese fa un ragazzo afroamericano di corporatura imponente ha aggredito un poliziotto bianco durante una lite sorta perchè il poliziotto gli aveva intimato di camminare sul marciapiede, venendo ucciso dall’agente con sei colpi di pistola. Da qui la situazione è degenerata. I democratici ed i movimenti per i diritti civili hanno montato la consueta sceneggiata, Ferguson è bruciata e mezza America ha ricominciato a covare l’odio razziale. In entrambi i sensi. Nulla di nuovo, in sé. Quello che però colpisce è quello che la Botteri e gli altri inviati radical chic si sono dimenticati di raccontarvi: cioè come ha reagito il sistema a tutto questo. E’ qualcosa che in questo paese non vedrete mai. Per questo fa notizia e va diffuso: lo Stato, per una volta, ha fatto lo Stato. Intanto non si è fatto intimidire. Non ha ceduto di un solo metro. Ha militarizzato la zona, controllato il territorio e mostrato tutta la fermezza che ci si aspetta da un’istituzione. Passata la buriana ha licenziato chi ha ecceduto, sbagliato e chi si è spinto troppo oltre. Cose che capitano in contesti del genere. Peccato non si sia vista altrettanta fermezza con i fomentatori di odio nelle rispettive comunità.

Ma questo non è l’aspetto principale della questione. No, il vero punto è cosa sia successo al poliziotto una volta di fronte al Grand Jury. Una piccola nota: in moltissimi stati USA non si viene incriminati da un giudice come succede qui in Italia (è il GUP che decide se rinviarvi a giudizio), né si viene mandati a processo se le prove sembrano schiaccianti in favore dell’imputato. Questa situazione ce la lasciano. Lì funziona che un gruppo di tuoi pari analizza le prove e cerca di capire se ci sia materia per procedere. Se manca si saluta il cittadino e gli si risparmiano mesi (lì mesi, qui decenni, ma va bene così…) di tortura e si chiude tutto. Ecco il Grand Jury, con rischi per la propria incolumità, per la propria città e per il fatto che un Presidente di colore potrebbe non prendere benissimo lo sgarro, ha deciso che essere aggrediti, se si indossa una divisa, dà diritto a fare fuoco. Questi uomini liberi, piuttosto che cedere alla violenza, alle pressioni mediatiche ed alla canea in strada ha deciso di mettersi in pericolo. Per cosa? Per un principio. Quello che la Verità non ammette mediazioni. Potevano benissimo incriminarlo per omicidio colposo. Poi tanto l’avrebbero assolto no? Chi glielo faceva fare di rischiare? Invece l’hanno mandato libero. Non luogo a procedere. E bruci pure Ferguson, la loro casa e magari la loro vita. C’è chi non si piega, non si vende e non si compromette. Gli Onesti Cittadini di Ferguson sono tra questi. Onore e rispetto a loro.

L’hanno potuto fare perchè la Contea, la Città e lo Stato non li hanno lasciati soli. Hanno rischiato. Sono sotto inchiesta anche loro. Ma non hanno ceduto neppure un metro. E hanno protetto i cittadini meglio che hanno potuto. Con tutti i mezzi, con tutta la forza e con tutta la determinazione. Con dietro tutto ciò, come essere vili? Come farsi intimorire. Ora, per fare un confronto, pensate a Carlo Giuliani. Pensate ai 5 gradi di giudizio. Pensate a Placanica. Pensate a questo stato, minuscolo perchè vile con i forti e tiranno con i deboli. Pensateci. E dopo averlo fatto, mi raccomando non evadete. In Parlamento c’è stata una sala dedicata a Giuliani. Forse un giorno, nel municipio di Ferguson, ci sarà un sala dedicata ai suoi cittadini. Io spero e prego che avvenga.

Luca Rampazzo

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