Un anno senza ingenuità

di Stefano Sannino

Tra tutte le caratteristiche umane migliori, quella preferibile in assoluto, è l’ingenuità. Essa è infatti quel sentimento che sebbene possa farci sembrare stupidi in alcune dinamiche sociali, può aiutarci a vivere serenamente le nostre vite, senza preoccupazioni ed una eccessiva consapevolezza.

Questa stessa ingenuità però, è stata minata nel profondo dal 2020, anno bisesto, anno difficilissimo che passerà alla storia, che con le sue vicissitudini ci ha privato della nostra libertà intellettuale, inducendo un profondo e radicale cambiamento nel nostro modo di pensare la vita. Questo stesso cambiamento, non se andrà con la pandemia e non terminerà insieme alle misure restrittive imposte dai governi, ma ci accompagnerà per il resto delle nostre vite, andando a modificare per sempre le nostre abitudini o i nostri pensieri inconsci.

Dalla semplice (ma importantissima!) abitudine di portare sempre con noi la mascherina a quella di contare i posti dei commensali consentiti nelle case e nei ristoranti, dall’assenza di momenti di svago e di interazione sociale in discoteca, alle feste o nei locali della movida che ha indotto un cambiamento profondo nel modo che abbiamo di divertirci o di concepire il tempo libero. Si è riscoperta la lettura e le piccole cose domestiche che ci rendono felici: queste sono tutte le nuove abitudini che ci porteremo con noi ancora per molto tempo, molto più a lungo della pandemia.

E davanti alle numerose grida di allarme di coloro che sono preoccupati che questo Natale sarà diverso, perché costretti in casa senza parenti, senza regali comprati di persona, senza quello scambio e quella umanità che rende tale questa festività, non si può non pensare a quanti Natali simili dovremmo ancora vivere, prima che queste abitudini e questi pensieri ci abbandonino, riportandoci a vivere la vita come l’abbiamo sempre vissuta: con leggerezza e, perché no, anche con ingenuità.

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