TikTok. Una menzogna estetica da cui ci si deve difendere

di Stefano Sannino

I social-network hanno creato, dalla loro nascita ad oggi, un profondo dibattito estetico e filosofico circa l’utilità di una interconnessione così stretta e vincolante, in particolare per quanto riguarda la pressione estetica che queste applicazioni hanno sulle generazioni più giovani, specialmente la Generation Z ed i Millenials.

Se da un lato, l’avvento di questi strumenti tecnologici ha portato ad una comunicazione più immediata e più semplice, dall’altro questi stessi strumenti hanno posto una pressione sociale fortissima su quelle generazioni che sono nate e cresciute utilizzandoli. Nello specifico, per quanto concerne i canoni estetici, i social-network hanno instillato in coloro che li utilizzano l’idea di una bellezza che può portare al successo sociale. Bellezza che però, è finta, come tutto quello che circonda questo mondo tecnologico. Ragazzi e ragazze che modificano il loro aspetto con filtri per avere una pelle perfetta, denti bianchissimi, capelli folti lanciano a chi li guarda l’impressione che si può ottenere la fama ed il denaro solamente apparendo per ciò che in realtà non si è: perché l’imperfezione fa parte di ogni essere umano e di ogni individuo a prescindere dalla sua fama e dalla sua posizione sociale.

Più di qualunque altro social, è stato TikTok a compiere questo processo di corruzione morale, convincendo i suoi utenti che la bellezza è tutto ciò che conta, a tal punto che anche i gusti al di fuori di questo social network sono cambiati, producendo problematiche di autostima e di self confidence in molti ragazzi e ragazze.

Mai come in questo momento storico, in cui ogni giorno siamo sottoposti alla bellezza finta e fasulla di questi nuovi influencer, è importante per le nuove generazioni comprendere che nulla in questo mondo tecnologico è reale: tutto è modificato e finto.

Sentirsi in colpa per il proprio aspetto, perché non combacia con i canoni estetici di coloro che guardiamo attraverso uno schermo, è inutile. Anche loro, come noi, hanno delle imperfezioni, che nascondono per sembrare migliori, più belli, più di successo.

Ma la bellezza non equivale al successo, la perfezione non equivale alla fama. Questo paradigma, costruito su una montagna di menzogne e di falsità deve essere abbattuto e compreso soprattutto da chi vive immerso in questa bugia. Se, malauguratamente, la tendenza di questi ultimi messi dovesse perpetuarsi, allora la nostra società assisterebbe ad un inasprimento di tutti quei canoni estetici assurdi che la moda ha prima costruito e poi, redenta, cercato di abbattere.  TikTok ha rovesciato quella tendenza che, finalmente, si stava costruendo in una società che cominciava a comprendere l’importanza dell’imperfezione, della diversità, della conciliazione tra bellezza interiore e bellezza esteriore, in un’armonia perfetta.

Questi passi indietro, questo ritorno ad una menzogna sociale, non fanno altro che riportare in auge tutti quei problemi a cui abbiamo già assistito molto prima dell’avvento dei social network, quando sulle passerelle sfilavano solo modelle taglia 38.

Quello che la moda dovrebbe fare, oggi, non è piegarsi nuovamente a questa finzione e a questi canoni estetici malati, ma usare un’arma che le applicazioni come TikTok non hanno: l’autorevolezza.

Opporsi a questo processo è imperativo, far comprendere alle nuove generazioni che non bisogna ricadere nelle problematiche psicologiche che abbiamo già vissuto in passato per nostra stessa colpa è altrettanto importante.

Solo così, si ritornerà a non soffrire più a causa di una bugia che ci stiamo raccontando da soli.

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