The Influencers’ Wars

di Martina Biassoni

Durante la 76esima Mostra delle Arti Cinematografiche di Venezia, ma sono sicura che questo argomento sarà supergettonato anche durante la Settimana della Moda di Milano, i social si sono scatenati per una notizia, per gli addetti ai lavori, di vecchia data: le nuove normative europee per quanto riguarda i contenuti pubblicati e condivisi dalle influencer…
Un social addicted navigato starà sicuramente dicendo “ancooora?!” in modo esasperato visto che questo è stato l’hot-topic del web da dicembre 2018 a, circa, febbraio 2019.
Ebbene sì, ancooora!

Per chi ncora non ne fosse a conoscenza, ogni influencer da gennaio è obbligato ad utilizzare degli hashtag distintivi per quanto rigurda i contenuti che propone, ossia nel momento in cui stesse collaborando con un’azienda per pubblicizzare e diffondere fra i suoi followers un prodotto (ad esempio le influencer di fitvia), è obbligato per legge ad utilizzare #ad; se un prodotto invece lo ricevesse tramite PR e quindi non lo avesse comprato con i propri soldi, ma gli venisse regalato da un’azienda nella speranza che lo pubblicizzasse e ne parlasse sui propri canali, ma senza un accordo commerciale fra le parti, l’influencer è obbligata ad usare #gifted o qualcosa che identifichi che l’oggetto è stato un regalo; infine per qualsiasi cosa fosse acquistata dall’influencer e avesse un impatto positivo, tanto da volerne parlare con i propri follower, si deve utilizzare un hashtag come #bought o comunque si è tenuti a specificare che i prodotti sono stati acquistati.

Tutto questo ha sicuramente portato parecchio scompiglio fra gli influencer, i quali si sono trovati non solo a dover indicare quali fossero gli elementi acquistati, quali quelli regalati e in quali post stessero collaborando con i marchi, ma anche a doverlo fare esplicitamente all’inizio della descrizione su instagram oppure a chiarirlo tramite la dicitura “paid partnership with”. Ma il caos si è creato anche, e forse soprattutto, fra gli utenti normali, l’user medio di instagram o youtube o facebook, quello che non aveva ben presente come tutte queste personalità riuscissero a permettersi decine e decine di prodotti da recensire, borse costosissime e case bellissime “facendo solo delle foto”.
Insomma, l’utente si è sentito come tradito, pugnalato alle spalle dalla sua influencer preferita, finendo in un circolo vizioso di accuse e dita puntate contro la qualunque perchè “eh ma tu quel vestito che stai usando sul red carpet di Venezia non l’hai pagato, devi mettere #ad o #gifted” dall’alto dei loro studi in materia.

Sicuramente la notizia deve aver impressionato chi non mastica molto di web marketing, però da qualche parte tutte queste personalità famose “il pane a casa lo devono portare”. Quindi sì, sono d’accordo con tutti coloro i quali si sono trovati spiazzati dalla poca chiarezza che circondava questo mondo prima, ma si sa che quando le cose sono nuove e fresche è difficile regolamentarle e porre dei paletti ben definiti, è così in tutto nella vita; però, al contempo, non trovo giusto additare in malo modo, o addirittura arrivare ad insultare i poveri malcapitati di essersi venduti o di non aver rispettato i propri followers “perché io la piastra l’ho comprata ma i miei capelli non vengono come i tuoi.Ladra!” oppure “chissà che bello esserti venduta alle aziende per avere un bel matrimonio” quando chiunque, avendone avuta la possibilità, avrebbe scelto di collaborare con una casa di moda per realizzare i propri sette abiti da sposa dei sogni o di collaborare con i propri marchi del cuore per diffonderne ancora di più le loro qualità e i loro punti di forza.
Poi, certo, tutto deve essere fatto in misura e coerentemente con le abitudini e le personalità di ogni personaggio, ma per gli influencer, quelli con la “I” maiuscola, è un discorso inutile perché seguono da soli i concetti di “credibilità” e “coerenza” alla perfezione.

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