Tensioni in Libia. Rischio di una nuova guerra.

Tripoli, avvertimento di guerra
Così l’Italia rischia di perdere la Libia.

Di Lorenzo Vita, Il Giornale.

Un colpo di mortaio scuote l’albergo Al-Waddan, vicino l’ambasciata italiana a Tripoli. Un hotel usato spesso dai nostri funzionari nella capitale libica e in cui ancora oggi, come spiega il Corriere della Sera, è facile incontrare italiani. Le autorità di Tripoli hanno immediatamente parlato di attacchi sporadici in varie parti della città: evitando quindi di considerare il missile arrivato vicino l’ambasciata d’Italia come un attacco diretto contro Roma. Ma quelle bombe e quegli scontri che stanno insanguinando la capitale libica sono, a tutti gli effetti, una minaccia per l’Italia. E non possiamo sottovalutare quanto sta avvenendo dall’altra parte del mare.

La Libia è al centro delle strategia mediterranee dell’Italia, inutile negarlo. E negli ultimi tempi, Roma è tornata a parlare insistentemente di Libia e ha ingaggiato con la Francia una vera e propria guerra diplomatica per ottenere la leadership del Paese. Lo scontro fra Parigi e Roma è durissimo. L’Italia, in questi anni, ha puntato tutto su Fayez al Sarraj, il premier riconosciuto del Paese. Ma il suo è un potere effimero, e lo dimostra la violenza esplosa a Tripoli. Il governo non controlla la capitale. E i miliziani della Settima Brigata puntano direttamente al cuore della città e al potere politico.

Per Roma, ora, il momento è particolarmente delicato. Come scrive La Stampa, la minaccia per i nostri interessi è talmente alta che l’Italia, con una cabina di regia fra ministero della Difesa, degli Esteri e Aise, sta ragionando su una task force proprio per proteggere al Sarraj. Perdere lui significa perdere il nostro appoggio politico in Libia. Significa, in sostanza, perdere la Libia.

E questo il governo italiano non può permetterselo, soprattutto adesso che il governo di Giuseppe Conte aveva trovato in Donald Trump un valido alleato. Gli Stati Uniti avevano assegnato all’Italia la cabina di regia sul Mediterraneo allargato e la leadership della transizione libica. Era stato questo il maggiore impegno ottenuto dal premier in visita a Washington. E l’obiettivo era arrivare alla Conferenza internazionale promossa da Italia e Usa in autunno con Roma a essere la potenza guida della road-map per la Libia.

Ora la situazione sembra destinata a cambiare. La Settima Brigata, legata da alcuni mesi al generale Khalifa Haftar, potrebbe prendere il sopravvento sulle forze governative e togliere di mezzo Sarraj. I sospetti sull’uomo forte della Cirenaica sono molto alti. E, indirettamente, l’occhio si sposta su Parigi, dove sono in molti a sperare (e agire) per togliere la Libia dalle mani italiane. Una possibilità che, in caso di fuga da Tripoli da parte del premier libico, sarebbe enorme.

Il ministro degli Esteri Jean Yves Le Drian è da tempo impegnato in Nordafrica per perorare la causa francese. Il ministro si è impegnato per la Francia nel supporto alle elezioni libiche de 10 dicembre (ipotesi invece considerata nefasta per l’Italia) e ha avuto incontri ad alto livello non solo a Tripoli, ma anche a Misurata, dove il sindaco Mustafa Kerouad non può certo definirsi un alleato di Roma. Parigi, come ricorda l’Huffington Post, farà di tutto per fermare Roma.

Emmanuel Macron vuole guidare la transizione libica. E l’ha dimostrato soprattutto con l’incontro a Parigi fra i maggiori leader del Paese nordafricano. E un segnale in questo senso è stato l’annuncio del parlamento di Tobruk,che come ricorda sempre la testata online, ha dichiarato l’ambasciatore italiano Giuseppe Perrone “persona non gradita”. E quel parlamento è in mano ai fedelissimi di Haftar.

Con la debolezza del governo di Tripoli, Haftar torna a essere di nuovo decisivo. E, come storico alleato della Francia e tradizionalmente avverso alla presenza italiana nel Paese, per Roma può essere complicato riequilibrare il campo libico a suo favore. Questo però non significa che non il nostro Paese sia destinato a soccombere. Il governo italiano ha ottenuto da Washington garanzie importanti che può (e deve) saper far valere in campo internazionale.

Ma è soprattutto la nostra rinnovata attenzione verso l’Egitto a dover essere considerata una pedina fondamentale. I viaggi dei nostri ministri al Cairo per ricucire con l’Egitto e con Abdel Fattah al Sisi sono molto importanti, visto che il governo egiziano è molto legato al generale Haftar. L’Italia e l’Egitto condividono una partnership economica importantissima che spazia dal commercio al settore energetico, dove l’Eni ha interessi profondi nel giacimento Zohr. Il Cairo può esserci utilissimo.

FONTE: IL GIORNALE

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