Spara e uccide il ladro in azienda: indagato. Aveva subito 38 furti

L’uomo dorme in azienda dopo i 38 furti subiti in pochi anni. I vetri rotti dai banditi lo hanno svegliato, poi gli spari diretti alle gambe.

Da Il Giornale.it – Giuseppe De Lorenzo – Mer, 28/11/2018

#RepostNews. Non ne poteva più. Era “esasperato”, stanco, “terrorizzato”. Un calvario che va avanti da quattro anni e che lo costringeva a vivere e dormire nella sua azienda.

Di furti ne aveva già subiti 38 negli ultimi anni quando stanotte i ladri sono tornati a fargli visita. Ha sentito i vetri della finestra andare in frantumi. Si è alzato dal letto stipato nell’ufficio dell’officina da gommista. Ha impugnato la Glock semiautomatica e una volta sceso in magazzino ha beccato i due banditi in flagrante. Ha aperto il fuoco una, due volte. Ha mirato alle gambe, forse nella speranza di ferire ma non uccidere. Ma un proiettile ha raggiunto l’arteria femorale di uno dei banditi, un moldavo di 29 anni.

Siamo Monte San Savino, bellissima frazione tra le colline dell’Aretino. L’uomo, Fredy Pacini, gommista di 57 anni, l’ultima effrazione l’aveva subita a marzo. Si trattava della 38esima (trentotto!) rapina subita negli ultimi anni. L’ennesimo tentativo di una serie di intrusioni che avevano lo avevano costretto a spostare il domicilio de facto all’interno della ditta. Nel tempo aveva visto volatilizzarsi beni e denaro per un valore di circa 200mila euro. Voleva solo difendere il suo lavoro, i sui beni, la sua proprietà.

Pacini era stato invitato anche in diversi programmi televisivi per raccontare la sua “odissea” contro i ladri. Una battaglia che, forse, si chiude nel peggiore dei modi e che ora lo costringerà a difendersi in Tribunale. Nelle immagini mandate in onda da Teletruria si vedono il letto e il divano, nuova “casa” di un lavoratore costretto a difendere la sua azienda. Una decisione estrema, ma necessaria: “Dal 2014 – raccontava – vivo qui dentro per tutelare quello che sto facendo e quello che non voglio mi venga portato via”. Gli allarmi ci sono, ma non sempre servono. In uno dei tentativi di furto (questo andato a vuoto) i banditi avevano disinserito l’antifurto. “L’allarme serve, ma se in due minuti riescono a portarsi via tutto quello che hanno tra le mani e a te servono tre minuti per arrivare da casa, non trovi più nessuno”.

Non ne poteva più, Pacini. “Sono davvero esasperato – raccontava a marzo – Vivo un incubo da quattro anni. Nel 2014 ho subito sette furti e ho deciso di traslocare. Ho una casa in paese, a Monte San Savino, dove vive il resto della mia famiglia. Ma io vivo praticamente dentro al negozio, per il terrore dei ladri. La mia vita è stata stravolta: non esistono ferie, non ci sono vacanze. Ed è dura tanto per me, quanto per i miei familiari”.

Ascoltato dal pm della procura di Arezzo Andrea Caludiani, il 57enne avrebbe spiegato che era nel pieno del sonno quando è stato svegliato dal rumore dei vetri di una finestra che erano stati infranti con una mazza da baseball (trovata sulla scena del crimine). Sarebbe quindi sceso al piano di sotto e avrebbe sparato d’istinto contro il 29enne moldavo colpendolo agli arti inferiori e centrando l’arteria femorale. Secondo quanto emerso, il 29enne aveva un complice che sarebbe riuscito a fuggire. Dalla parte di Pacini si è subito schierato il ministro Salvini: “A lui va la mia solidarietà: conti su di noi”.

Fonte: Il Giornale.it

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