SOTTRAZIONE DI MINORI E TSO PSICHIATRICI

di Giorgia Scataggia 

Francesco, nome di fantasia, è il padre di un ragazzo un po’ turbolento. Un ragazzo che non amava le regole, non amava lo studio, una personalità difficile da gestire. A causa del suo temperamento irrequieto, il papà ha chiesto aiuto ai servizi sociali e si è ritrovato, da un giorno all’altro, un figlio imbottito di psicofarmaci. In diretta su Radio Critical Break, ha raccontato la sua storia.

UN’AUTORIZZAZIONE STRAPPATA CON L’INGANNO.

“Mi sono rivolto, con ingenuità, ai servizi sociali per chiedere un sostegno, perché stare dietro a mio figlio non è facile” ha affermato Francesco. Dopo una serie di piccoli reati, gli operatori hanno deciso di inserirlo in una comunità, nella quale, tutto sommato, si è trovato abbastanza bene. Anche lì, però, ha iniziato ad infrangere le regole. Mi è stato quindi proposto di inserirlo in una struttura più restrittiva, situata in Piemonte. In questa struttura mi è stato chiesto di firmare l’autorizzazione alla somministrazione di farmaci. Inizialmente ho negato il mio consenso, ma quando hanno visto la mia titubanza mi hanno detto che l’autorizzazione sarebbe servita a somministrare farmaci al bisogno, come la Tachipirina.  Così, alla fine, mi sono deciso a firmare. Nei giorni successivi, già sentendo mio figlio  al telefono, mi sono accorto che qualcosa non andava. Quando sono andato a trovarlo, mi sono ritrovato davanti uno zombie. A mia insaputa, gli avevano somministrato psicofarmaci. Non era più lui. Tremava, camminava a malapena, non batteva nemmeno le palpebre. Io ho creduto che la comunità avrebbe aiutato mio figlio. Sono un papà solo, molto impegnato con il lavoro. Mi sono fidato ed ho sbagliato”.

SI ATTENDE IL RESPONSO DELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA.

Ospite in trasmissione anche Tommaso Varaldo, Presidente dell’Associazione Infanzia e Famiglia: “Sono venuto a conoscenza di questa vicenda il 2 Agosto, in seguito alla denuncia della famiglia. Sono rimasto immediatamente colpito da questo caso e da come si sono svolti i fatti. Di conseguenza, come Associazione AIEF, abbiamo richiesto una visita delle autorità competenti, al fine di verificare la veridicità dell’accaduto. Tramite la trasmissione Fuori Dal Coro, abbiamo saputo che una commissione di vigilanza si è effettivamente recata nella struttura, qualche giorno fa. Non abbiamo ancora il responso, ma le parole dell’Assessore Regionale al termine del controllo fanno ben sperare riguardo agli approfondimenti ed all’attenzione che verrà posta su questo istituto. Nel caso le accuse fossero fondate, ne richiediamo l’immediata chiusura o, per lo meno, pretendiamo  che questa struttura, la quale ottiene 300 euro per ogni ospite al suo interno, venga riqualificata.”

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