SI SCRIVE 5 STELLE, SI LEGGE CINA

Dopo il PCI, il Movimento 5 Stelle si pone come nuova voce degli interessi in Italia di un regime straniero.

di Roberto Donghi

Ne abbiamo parlato nell’ultimo articolo “di Maio: il ministro che non sa”. Luigi di Maio, dopo il suo ritiro da capoclan dei 5 Stelle, è letteralmente sparito dai radar della politica di partito e ministeriale, eccezion fatta per l’arrivo degli aerei cinesi a Pratica di Mare.

Questo defilarsi ha lasciato spazio ad un’ipotesi che sempre più assume i connotati di una probabile realtà: il ritorno di Alessandro di Battista quale guida e quale ultima ratio per risollevare le sorti di un movimento in via di estinzione.

Se la cosa si verificasse, potremmo definire concluso il passaggio dei 5 Stelle da movimento di sostegno della trasparenza, democrazia di massa e del popolo, alla voce (stile ex PCI) di alcuni interessi stranieri in Italia. Non più di Mosca, ma di Pechino.

Sono infatti allarmanti le ultime dichiarazioni fatte dal Che Guevara de noartri, in una lettera a “il Fatto quotidiano”, nella quale si intravede una visione sempre più critica verso Ue, Usa, Nato e verso il liberismo (nemico tipico di chi non ha mai lavorato) e sempre più vicina ai cinesi, con passaggi che dichiarano come “L’Europa ci vuole mettere in trappola” e che solo l’alleanza con la Cina potrebbe salvarci.

Dichiarazioni folli, attribuibili forse ad un ragazzino inesperto di politica e con le idee molto confuse: il Dibba ci parla di Ue e Usa cattive che ci reprimono, ma non ha alcun pudore nel dichiarare il suo amore per una dittatura che detiene il record di esecuzioni capitali, che si trova all’ultimo posto per la libertà di stampa e che dichiaratamente si pone contro quella libertà molto retrò che ha scoperto nei suoi viaggi in sud America. Altresì imbarazzante è il suo silenzio sui fatti di Hong Kong, città nella quale chi realmente ama e lotta per le libertà fondamentali dell’uomo viene messo a tacere con la violenza.

 A chi poi potrebbe giustamente ribadire come i nostri interessi economici e politici siano evidentemente da perseguire in ambito europeo e mediterraneo, di Battista ha una risposta rivelatrice:

“[…]Salvini e Meloni denigrano la Cina perché credono ancora che sia necessario baciare le pantofole di Washington ma il mondo sta cambiando e la geopolitica, nei prossimi mesi, subirà enormi mutamenti.

La Cina vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo e l’Italia può mettere sul piatto delle contrattazioni europee tale relazione”

Fantapolitica? Forse, ma sicuramente un discorso raggelante, specie se fatto da un possibile capo di partito, che predilige il vassallaggio a Pechino, invece di trovare una quadra per creare un blocco europeo che faccia da argine all’espansionismo cinese. Una dichiarazione che, con la sua profezia, richiama quella famosa frase che rimbombava in Europa nel’39:  “La Germania vincerà la guerra in due settimane”.

Si è visto poi come è andata.

Che la Cina si sia e si stia prepotentemente imponendo sullo scenario globale è palese, ma la risposta a ciò non può essere la svendita di una democrazia occidentale membro del G8 ad una dittatura, deve anzi essere la fiera difesa dei valori fondanti della nostra società europea ed occidentale, difendendo prima tra tutti la Libertà, perennemente stuprata dal regime cinese.

Pechino ha visto nell’Italia l’anello debole del sistema europeo e del sistema occidentale, e sta avviando, approfittando della pandemia, una pesante campagna marketing per passare da “causa del male” ad “amica del popolo italiano”, proprio  mentre in Germania, l’ambasciatore cinese a Berlino, intima al direttore del “Bild” di scusarsi per aver pubblicato articoli scettici verso il governo di Pechino, entrando a gamba tesa sul nostro sacro principio della libertà di stampa ed opinione.

Fortuna che al Bild ci sono persone con prussiano coraggio e le tanto richieste scuse si sono trasformate in un “j’accuse” degno del vero giornalismo d’altri tempi.

Il piano cinese è quindi chiaro: dopo aver letteralmente comprato mezza Africa, il punto di arrivo è l’Italia ed i 5 Stelle sono il cavallo di Troia.

La posizione del (possibile) futuro capo dei 5 Stelle deve essere dunque chiarita senza giri di parole, mettendo nero su bianco le sue reali intenzioni, ossia cambiare l’Italia da alleata degli Usa a vassalla della Cina.

E’ veramente buffo, se non triste, notare che chi, come di Battista, si scaglia verso un imperialismo americano, non veda l’ora di divenire il lustrascarpe di una dittatura spregevole e sanguinaria, che fa dell’imperialismo economico la sua arma di espansione mondiale.

 

 

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