SCUOLA, A NOVEMBRE COME A MARZO. Tutto quello che non è stato fatto per ripartire in sicurezza

di Gabriele Rizza

Continua la saga fantasy del ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, del commissario Domenico Arcuri e del premier Giuseppe Conte: mentre moltissime Regioni, specie quelle rosse, hanno già dato avvio nuovamente alla Dad anche per le scuole elementari, il trio si ostina a considerare luoghi sicuri le aule scolastiche e finge di non vedere un dato di fatto, cioè che dalla riapertura delle scuole i contagi sono cresciuti esponenzialmente. Il ragionamento è anche piuttosto semplice: il contagio legato al mondo scolastico non si limita alla sola frequentazione dell’aula, ma anche a tutto ciò che mette in moto indossare lo zaino ogni mattina: affollamento di mezzi pubblici, inevitabile contatto tra giovanissimi e adulti e tra adulti e adulti, con l’evidente pericolo di portare il contagio tra le mura domestiche. Del resto, il ministro Azzolina non vuole (e politicamente non può) sconfessare sé stessa a distanza di pochissimi mesi, quando sosteneva che le scuole sarebbero partite in sicurezza, grazie anche al prodigioso acquisto da parte del commissario Arcuri degli “innovativi” banchi con le rotelle, i quali avrebbero anche rivoluzionato il modo di svolgere la didattica in aula.

Le sole tre cose che avrebbero realisticamente permesso di far ripartire la scuola a settembre nel modo più sicuro possibile, non sono state fatte, pur essendo state richieste a gran voce dagli insegnanti e dai presidi: sdoppiamento delle classi pollaio, assunzione e stabilizzazione degli inseganti e ampliamento dei mezzi pubblici.  E così, gli insegnanti si sono ritrovati a gestire più classi di venti alunni e se un insegnante è purtroppo in quarantena insieme ad una classe, altre classi che svolgono lezione in presenza restano senza insegnante e senza lezione. Gli insegnanti si sono trovati in prima linea a gestire il rapporto con i tanto preoccupati genitori, assumendosi responsabilità che vanno oltre il loro ruolo. Soprattutto, questa scellerata gestione ha messo in pericolo di vita tantissimi docenti, come la maestra Giovanna Pernice, scomparsa a 57 anni per il Covid.

Il governo sta prendendo atto troppo darti del proprio fallimento: a otto mesi di distanza dalla comparsa del virus in Italia, la scuola a novembre è come a marzo.

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