Rosa rosae

di Fabiola Favilli

La rosa è la regina tra tutti i fiori, amata per il suo delicato profumo, per la sua forma e per i moltissimi colori ottenuti attraverso una sapiente coltivazione selettiva.

Questo straordinario fiore fa parte della vita degli uomini su molteplici fronti: non solo rappresenta sempre un gradito regalo ed è motivo di orgoglio per chi ne ha una pianta nel proprio giardino, ma è divenuta un simbolo nel linguaggio comune, nella religione, nell’arte. “Non c’è rosa senza spine”, “Se son rose fioriranno”, “La vita non è un letto di rose”, “Cogli la rosa e lascia star la spina”: molti proverbi la citano, molte donne si chiamano Rosa, Rosalinda, Rosita, l’isola di Rodi deve a lei il suo nome.

Gli estratti di rose sono stati impiegati in cosmetica fino dal IX sec. a.C., ed i petali delle varie specie botaniche trovano ampio utilizzo in profumeria, cucina, erboristeria, pasticceria e liquoristica (Rosolio).

La mitologia fa risalire la rosa ad alcune gocce di sangue che Afrodite perse, ferita dai rovi, nel soccorrere l’amato Adone ucciso da un cinghiale. Lucio, nell’Asino d’Oro di Apuleio, era stato trasformato in asino e riacquistò le sembianze umane mangiando le rose di una ghirlanda dedicata a Iside: ciò lo convinse a convertirsi al culto della dea della fertilità. I romani celebravano i Rosalìa, culto dedicato ai morti, tra l’11 maggio ed il 15 luglio; il cristianesimo assorbì la tradizione tanto che la Pentecoste è anche detta “Pasqua delle rose”.

Proprio nell’ambito religioso la rosa trova ampio spazio: simbolo mistico d’amore, rappresenta il Sangue di Cristo ed è attributo mariano sia nelle pitture sacre sia nelle Litanie Lauretane, in cui Ella è definita “Rosa Mistica”. Il Rosario deriva dalla tradizione medioevale di porre ghirlande di rose sulle statue della Vergine, che per trasposizione divennero le preghiere della corona (dal latino corona: ghirlanda). I rosoni decorano le facciate delle chiese romaniche e gotiche: con gli straordinari trafori in pietra e i vetri colorati simboleggiano il dominio di Cristo sulla terra, secondo il teocentrismo medioevale.

Non solo la Madonna ma anche molte sante come Rosa di Lima, Rosa di Viterbo o Rosalia di Palermo sono raffigurate con le rose; il fiore a cinque petali fu fatto scolpire da Papa Adriano V sui confessionali con il motto “sub rosae”, abbreviazione di “sub rosa dicta velata est”, vincolo di riservatezza. La derivazione è dai culti di Dioniso, in cui venivano usate ghirlande di rose poiché si riteneva che aiutassero gli ebbri a non raccontare i loro segreti.

Per i “Fedeli d’Amore”, un ordine iniziatico di derivazione templare di cui si suppone facesse parte lo stesso Dante Alighieri, la rosa era simbolo del potere santificante ed unificante dell’Amore. L’Ordine cavalleresco de la rose noire fu organizzato da Re Artù per ritrovare il Sacro Graal. Nella tradizione alchemica la rosa bianca rimanda all’Albedo, cioè alla purificazione; nella Grande Opera è la fase successiva alla Nigedo e precedente alla Rubedo, corrispondente in chimica alla distillazione e sul piano metaforico alla liberazione dell’anima dalla corporeità, nell’alchimia cristiana alla Resurrezione di Cristo.

I Rosa Croce, ordine ermetico cristiano del XVII secolo, ebbero come simbolo una rosa a cinque petali posta al centro di una croce, simile al sigillo personale di Martin Lutero; anche l’araldica ha utilizzato spesso la rosa, come le casate Tudor e York.

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.