RIVOLTA NELLA STRADA

L’alterità di un libertario a questo Sistema politico-istituzionale è h24, parte dal suo modo di vivere, dal suo impegno individuale quotidiano in tutte le cose che fa.

Libertario è chi libertario fa.

Noi sappiamo e vogliamo fare quello che serve a cambiare questo paese e dobbiamo mettere le persone in condizione di poterne discutere e di esserne protagoniste insieme a noi.

Per arrivare all’obiettivo: liberi presidi in tutto il paese, sulla strada, il 9 dicembre ci ha insegnato come possono essere allestiti ed autorizzati, l’esperienza ci ha suggerito che occorrerebbe metterli in Rete tra di loro attraverso semplici geo-localizzatori attivabili da smart-phone, in modo che ognuno di essi, anche il più decentrato. sia in ogni momento il centro della rivolta irriducibile a questo Stato ladro e parassita.

Occorre andare oltre le manifestazioni standard, i convegni, l’azione di partito classica, il sit-in, il flash mob, l’azione politica sporadica, occorre accompagnare tutto ciò da uno stare in strada 24h, perchè un libertario, come detto sopra, è 24h altro da tutto il marcio di questo Sistema, lo è veramente, lo è individualmente, in Rete e nel Territorio e lo deve trasmettere, questo senso di alterità dallo status quo, concretamente alle persone che la crisi se la stanno soffrendo davvero.

Occorre scendere in strada a reclamare la libertà nostra vita e di quella dei nostri figli, non siamo un codice fiscale ed una tessera elettorale da tirare fuori dal cassetto del comodino una volta ogni 5 anni.

Non ci stiamo più ad essere relegati, nella migliore delle ipotesi, al ruolo di bancomat dello Stato.

Ogni libero presidio sarà l’avamposto concreto di un futuro nuovo in un nuovo paese dai confini e dalle sovranità interne che saranno decise dai cittadini che lo abitano.

Ogni libero presidio un tensore acceso in strada che rimanda al nuovo e già lo prefigura!

Servono giovani con tanta energie ed anziani con tanto tempo e voglia di fare e di cambiare, donne ed uomini, c’è posto per tutti, solo a chi non ha voglia di cambiare veramente è preclusa la strada.

Non dobbiamo più essere quelli che sanno solo morire in silenzio nel retrobottega della loro attività fallita.

Pochi punti, semplici ed inequivocabili:

1) Diminuzione della spesa pubblica, senza se e senza ma;


2) Liberalizzazione contemporanea di tutti i settori (o almeno di gran parte) della vita economica, sociale e culturale del paese ed eliminazione di tutti i vincoli burocratici sottointesi alla situazione attuale;

3) Sospensione totale di tutte le cartelle di Equitalia e sua soppressione;

4) Blocco e ridefinizione totale dei flussi migratori in funzione di una loro compatibilità con i territori che ne subiscono attualmente l’impatto devastante in una situazione che è già critica di suo;

5) Sostegno al diritto di auto-determinazione dei popoli, almeno al punto da non produrre ostative di sorta al fatto che su base territoriale possano essere indetti referendum per decidere il futuro assetto politico-istituzionale, così come gli abitanti dei territori stessi lo rivendichino.

Sostenere anche singolarmente, ognuna delle iniziative già esistenti che si muovano coerentemente anche solo in una di queste direzioni e farle partecipi, a patto che abbiano una positiva inclinazione nei riguardi dei punti 1, 2, e 5, non negoziabili.

Pochi punti da portare in mezzo alle persone, sulla strada ed in rete, per fare fronte unico contro l’ammucchiata di parassiti al potere che impedisce al paese di respirare e di risollevarsi.

Non parlo intenzionalmente di percorsi politici più precisi, di partiti, di elezioni e di qualsiasi altra cosa che possa lasciar fraintendere cose già vissute e alle quali non crede più nessuno, è il momento di conoscerci in strada, è l’ora di guardarci negli occhi sul serio, è il momento di far vedere, inequivocabilmente, che non è alle poltrone che si sia interessati, ma solo al cambiamento vero, quello che fanno generali e soldati, intellettuali e portatori d’acqua, fianco a fianco, piangendo o ridendo, insieme.

Oltre il declino in cui siamo irreversibilmente, vi è solo da guadagnare nel cambiamento, qualunque sia il disagio da sopportare.

O è il cambiamento ad anticipare la sua fine, oppure sarà la fine di questo sistema a seppellire tutto quel che rimane di questo paese!

di Cristiano Mario Sabbatini

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