REGIONALI: CENTRODESTRA UP & DOWN

di Endimion

In queste ultime elezioni amministrative, in cui si è data decisamente troppa importanza all’Emilia Romagna e poco alla Calabria, ci sono vincitori e vinti, e pure chi ha goduto a metà.

Stefano Bonaccini del Pd, con i suoi 8 punti di distacco da Lucia Borgonzoni della Lega, è di nuovo Presidente dell’Emilia, grazie soprattutto all’ottimo risultato del partito guidato da Nicola Zingaretti e delle Sardine, che hanno catalizzato in massa il pubblico under34. Probabilmente, per il suo spostamento ancora più a sinistra, il Pd si è risvegliato da un coma profondo che durava da almeno tre anni ed è stato il primo partito in Regione. Grande risultato anche per la Lega di Matteo Salvini, che supera il 30% ma non riesce nell’impresa di espugnare ai comunisti un’Emilia che si dimostra ancora rosso fuoco; probabilmente, la buona Borgonzoni non era in candidato adatto, tra parenti di sinistra e offuscamento da parte di Salvini nei vari comizi. Ottimo risultato per Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che cavalca un trend positivo e si sta affermando con forza in tutto il paese. Forza Italia e Movimento Cinque Stelle non pervenuti. Dispiace tanto per il partito di Silvio Berlusconi, che è stato il primo a smacchiare la rossa Emilia, con il sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca; la polarità di Salvini non ha lasciato scampo agli azzurri.

In Calabria, la situazione è decisamente diversa. Jole Santelli, espressione di Forza Italia e candidata del centrodestra, stacca di 25 punti l’avversario del Pd Pippo Callipo. Un trionfo per la Santelli, forzista della prima ora, e per il partito di Silvio Berlusconi, che si conferma primo all’interno della coalizione, seguito da Lega e Fratelli d’Italia; anche qui, il partito della Meloni sale in maniera esponenziale. Per il Cavaliere, essere ancora il primo partito in una Regione, come è successo in Molise, vuol dire essere ancora vivi, partecipi e con una voglia da parte dell’elettorato di un sana moderazione. Plauso anche all’Udc, che raggiunge quasi il 7%, sintomo del fatto che specialmente in alcune zone la Democrazia Cristiana è più viva che mai. Il Pd è comunque il primo partito della regione, con uno scarso 15%.

L’affluenza è stata alta in tutte e due le regioni, con picchi mostruosi in Emilia Romagna, certamente per gli scontri verbali e gli agghiaccianti teatrini. La gente ha voglia di votare e finalmente fa sentire la sua voce; il fatto che il centrodestra, in Emilia, sia arrivato piuttosto vicino alla coalizione di sinistra vuol dire che c’è un mutamento in corso nel paese da non sottovalutare.

In Parlamento, il M5S detiene ancora la maggioranza relativa, mentre in tutta Italia è l’ultimo partito; i rapporti di forza con il Pd cambieranno presto e non sarà una cosa indolore, per gli stessi pentastellati e per il paese.

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