REFERENDUM: IL PROBLEMA NON È LA QUANTITÀ MA LA QUALITÀ

di Gabriele Rizza

Siamo a pochi giorni da uno dei referendum più “anomali” della storia italiana, per i tempi duri segnati dal Covid, la concomitanza con il voto in alcune Regioni e Comuni che sballerà geograficamente l’affluenza alle urne, e l’assenza di due fronti sul piano politico; infatti, tutti i partiti sono ufficialmente per il e solo pochi deputati hanno fatto “outing” per il No. Questo scenario lascia come mai tutto nelle mani dei cittadini, vista la flemmatica posizione dei partiti sul tema. L’occasione quindi è ghiotta, da non perdere e non dimenticare: il passaparola, le discussioni a tavola in famiglia, al bar con gli amici o sui social, tornano ad essere il fulcro della maturazione di una scelta politica. Proprio questo tavolo da gioco è un assist per riflettere sulle ragioni di chi crede di più nel Sì, ossia nel taglio dei parlamentari; infatti, i 5 stelle puntano tutto sul risparmio economico e la picconata alla casta in nome della “democrazia digitale” e dell’uno vale uno, idea che ha già mostrato tutto il suo fallimento, perché se uno vale uno, l’uno è niente senza l’altro: il battito vitale di un Paese è nella partecipazione e condivisione, nello scontro e nel confronto, non nelle scelte isolate fatte da un PC, e la sintesi del battito vitale di un paese è il Parlamento, laddove si proiettano sotto forma di rappresentanza le nostre discussioni e appartenenze. In questa ottica, “castrare” il Parlamento è una picconata non alla casta, ma alla democrazia. Certo, Senato e Camera dei deputati poco hanno fatto per meritarsi la fiducia e il sostegno degli italiani, però la cattiva politica non si combatte con meno politica, serve invece una politica migliore. Il problema quindi non è la quantità, ma è la qualità: tre soli cattivi parlamentari non farebbero meno danni di 945 cattivi parlamentari, anzi formerebbero davvero una casta più snella e autoreferenziale, impedendo ancor di più ai deboli e al buon politico che deve crescere, la possibilità di contrastarli in Parlamento.

Gli italiani dovrebbero scegliere tra il Sì e il No chiedendosi se vale ancora lottare per un buon politico in più o se accontentarsi di uno cattivo in meno. Smettere di lottare però è il primo passo verso lo sperpero della propria libertà.

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