QUANTO CI COSTA L’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI.

Sette milioni di euro. Ecco a quanto ammonta il costo triennale riguardante l’ospitalità dei migranti in Provincia di Lecco.
La Corte dei Conti ha certificato una cifra certamente non indifferente sulla gestione italiana del fenomeno dell’immigrazione, che ha visto sbarcare sulle nostre coste oltre 181mila migranti, un trend in crescita dal 2011, dove sbarcarono circa 62mila persone, in un contesto storico-politico dove la Francia, in accordo col Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, bombardò la Libia di Gheddafi, facendo esplodere la corsa all’Europa.


A Lecco e Provincia i Cas, che hanno sostituito i vecchi Centri di accoglienza, sono stati implementati e hanno ospitato 1116 migranti. I costi relativi al triennio 2013 – 2016 sono di 155.716 nel primo anno, a seguire 1.341.304 e 5.676.824 euro, per un totale di oltre 7 milioni. Una cifra decisamente considerevole.
Ovviamente non si tratta solo della nostra Provincia, ma è un dato che è in linea con tutto il territorio italiano. Il nocciolo della questione non riguarda il soccorso di vite umane che è certamente un dovere dello Stato italiano, ma di come vengono amministrati i soldi pubblici per la gestione dell’accoglienza. Nessun rappresentante istituzionale ha mai detto di voler far annegare i profughi. Presunti profughi, per essere precisi. Infatti il Ministero degli Interni (dunque un’istituzione autorevole della Repubblica) certifica che nel 2017 degli oltre 130mila richiedenti asilo, solo l’8% ha avuto accettato lo status di rifugiato.  E il restante 92%? Sono evidentemente migranti economici, ovvero coloro che cercano benessere in un altro Paese. Come biasimare tuttavia dei giovani ventenni che vogliono per se stessi e per la loro famiglia un miglioramento delle condizioni di vita. Il problema è che, in questo memento storico, in Italia ci sono oltre 4 milioni di italiani in condizione di povertà e la disoccupazione giovanile a marzo 2018 è di oltre il 30%, secondo l’ISTAT. Inoltre i soldi pubblici potrebbero essere spesi diversamente, come la manutenzione stradale per quanto riguarda la provincia, o la creazione di asili nido gratuiti ai genitori lavoratori a livello nazionale.
E’ una questione di priorità, posto per tutti non c’è ne.
Un altro problema è una parte di quelle cooperative che lucrano sul business dei migranti, facendo un danno ai contribuenti italiani e agli stessi stranieri che vivono così in condizioni estreme, come descritto dal libro “Profugopoli” del noto giornalista Mario Giordano.
Delle vere aziende che sono in grado di moltiplicare il fatturato fino a 126 volte (centoventisei!) in cinque anni. A spese degli italiani e dei profughi stessi.

 

Che fosse un affare si era già intuito leggendo la famosa intercettazione di Salvatore Buzzi, uno dei principali protagonisti di «Mafia Capitale»: «C’hai idea di quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno».
Ma non è finita qui. Secondo il libro, la prefettura di Benevento si fida del consorzio Maleventum che raccoglie diverse cooperative cui sono stati affidati 770 profughi con incassi, nel 2015, di 9 milioni di euro.
Sicuramente il fenomeno migratorio non si risolve con certi slogan elettorali, ma neanche con il cieco buonismo, menefreghismo e opportunismo di alcune forze politiche (e di una parte dei cittadini).

 

Redazione Il Lecchese,
network territoriale de La Critica.

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