QUANDO QUELLA VOLTA…. CON ANTONIO RICCI

di Stefano Bini

Per un giovane con tanta gavetta sulle spalle, che ha lavorato e lavora in tv come autore e conduttore, che scrive di spettacolo per testate nazionali, il naturale salto di qualità sarebbe quello entrare in un team televisivo che consolidi la sua passione e professionalità. Difficile di questi tempi, ma la forza di volontà fa tanto, ve lo scrive uno che ha passato un cancro a 22 anni.

È proprio quello che mi piacerebbe fare, entrando alla corte di Antonio Ricci; ammetto con grande onestà i due delicatissimi NO ricevuti dal papà di Striscia, Paperissima e Drive In.

Era il 2013, avevo da poco terminato una collaborazione con due bravissime produttrici Mediaset su un mio progetto, di cui non se ne fece niente perché l’azienda era in crisi e le nuove iniziative erano viste (giustamente) come fumo negli occhi; in quel periodo, conosco una dolcissima e professionale Simona Raya, Vice Direttore intrattenimento Mediaset. Dopo un paio di chiacchierate nel suo ufficio, parallelamente al momento poco felice che stava attraversando l’azienda, mi indica un paio di persone con cui di lì a poco sarei venuto a contatto. Non essendo una persona invadente, lascio trascorrere delle settimane, anche perché continuavo a scrivere per alcuni settimanali e progettando un viaggio di lavoro a Londra; in un indecifrato giorno primaverile, squilla il telefono con mittente anonimo, rispondo e dall’altra parte mi ritrovo Antonio Ricci. Ricordo ancora le sue parole, indelebili nella mia mente: «Signor Stefano Bini?» – rispondo ovviamente «Sì. Chi è?» – «Sono Antonio Ricci. Mi ha dato il suo contatto Simona Raya, sono tre giorni che provo a contattarla. Ma che telefono ha?». Mi assale un misto di emozione, felicità, orgoglio e altre sensazioni indescrivibili. Senza farla lunga, mi dice che gli hanno parlato molto bene di me ma che non può assumere, ci sono già molti autori e inviati.

Passano gli anni tra saluti sfuggenti in quel di Milano2 e messaggi di auguri reciproci per le varie festività. Circa tre anni fa, all’HN di Milano2, abbiamo avuto finalmente modo d’incontrarci vis à vis e di parlare con più calma, scambiandoci delle veloci idee; l’occasione era la consegna del Premio Santa Chiara, ma la risposta per una collaborazione, però, fu sempre la medesima: «Striscia in questo momento è un imbuto, c’è una fila per lavorare impressionate. Mi dispiace perché sei uno bravo, che insiste, tosto». A tutto ciò, non feci una piega e ci congedammo con grandi sorrisi; con Ricci, ci vediamo sporadicamente sotto il residence dove alloggia e, senza invadenza reciproca, ci salutiamo con un “ciao” o con un sorriso, anche se so che preferisce dare e ricevere del “lei”. Ma tant’è! Ovviamente, quest’incontri non sono mirati, abitando tutte e due nel mitico quartiere costruito dal buon Silvio.

Dopo esperienze in Mediaset, Rai, Warner Bros, e testate giornalistiche quali Il Giornale e Libero, mi piacerebbe non poco fare un salto di qualità, con una mia idea (che mi hanno detto piacergli molto. Mitica Mapi!), all’interno di un progetto come Striscia la Notizia, capitanato da quel genio creativo di Antonio Ricci.

Non so se altri lo considerino tale, il vecchio o il nuovo della tv, fatto sta che per me sarebbe un nuovo punto di partenza e un salto di qualità in cui metterei creatività, esperienza, maturità, testa e non poca professionalità.

Caro Antonio, per quanto possa contare questo articolo, io son qua.

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