QUANDO MENTIRE PORTA AL SUCCESSO

IL CASO IMEN JANE

di Martina Biassoni

L’indignazione, sul web, arriva sempre in coppia con quel leggero godimento malefico che porta un utente a sentirsi prima ferito dal comportamento negativo di un personaggio pubblico e a volerne vedere un rapido e dolorosissimo declino, poi. 

Questa volta il sentimento è più che giustificato. 

Andiamo con ordine: il periodo fra marzo e giugno è stato particolarmente fruttifero quando si trattava di scoprire le truffe dei vari personaggi influenti, nostrani e non. I maggiori sostenitori della cancel culture – quel trend secondo cui chiunque faccia una minima gaffe debba essere completamente cancellato, visto di malocchio ed insultato da gran parte degli utenti del web – hanno avuto sicuramente di che cibarsi, e si sono rivelati dei veri segugi per quanto riguarda il fenomeno Imen Jane. 

Imen Jane è una ragazza di 25 anni che da qualche anno, grazie al suo seguito sui social, riceve richieste di partecipazioni a programmi, eventi, interviste con personaggi influenti di ogni Stato e religione del mondo: supportata anche da un patrimonio culturale personale vastissimo, una laurea in economia e amministrazione d’impresa che avrebbe conseguito nel 2017 a Milano, e che sarebbe stata utilizzata anche per la visura camerale; quindi per la registrazione agli archivi della Camera di Commercio, dell’Industria e dell’Artigianato; per l’apertura di Will Italia, l’azienda di cui sarebbe titolare con un socio. 

Una carriera questa che, da bravissima comunicatrice, è riuscita a costruirsi sicuramente con fatica, ma non senza inganno. L’inganno qui sarebbe l’aver omesso il piccolissimo particolare di non essere effettivamente laureata, di essersi fatta forte del fatto che a nessuno sarebbe venuto il sospetto, date le sue conoscenze, e di aver sminuito la situazione nel momento in cui si è trovata messa con le spalle al muro dal giornale Dagospia. 

Il titolo di studio non è sempre determinante del successo o insuccesso d’una persona, questo è vero, ma il millantarne uno per sentirsi accettati e vedersi la strada spianata perché già si ha un po’ di seguito,  è quello che di marcio c’è nella vicenda – e nel mondo del web, in cui tutto vale e nulla è scorretto o errato, piangendo solo dopo, quando si è ormai in pasto alle iene della cancel culture. 

Ma oltre al danno, la beffa: Imen Jane, infatti, non appena si è vista arrivare critiche su critiche, ha deciso di accampare delle scuse via instagram stories in cui ammetteva di non essere laureata, paragonandosi a grandi imprenditori e personaggi di successo del panorama internazionale in modo da creare un valido precedente che le permettesse di arrivare ad essere la vittima: “non vali meno se non sei laureato” questo il concetto, giustissimo, ma al contempo fingere d’esserlo è una truffa. Una truffa che sminuisce il titolo di studio e l’istituzione universitaria agli occhi del giovanissimo pubblico dell’ “economista” e che al contempo veicola l’idea che il raggiungimento del successo in modo falso sia quella valida, che mentire a queste proporzioni apra le porte dei propri obiettivi. 

Ora, un mese dopo questa bufera, la vicenda è come se fosse stata dimenticata dal fugace popolo del web, ma erroneamente: bisogna tenere presente e dissociarsi da questa idea malata di web e di social network, perché, come già più volte abbiamo ribadito qui a La Critica, non sono un mondo finto, ma un’estensione virtuale di quello vero. E come tali devono essere vissuti, eppure lei non sembra averlo capito.

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.