QUANDO LA POLITICA DOVREBBE DARSI ALL’AGRICOLTURA

di Mario Alberto Marchi

Il numero esatto è difficile da stabilire, ma la necessità urgente di braccianti stagionali nelle nostre campagne dovrebbe aggirarsi attorno alle 200mila unità.

È uno dei temi caldi del momento, per almeno tre buone ragioni. Innanzitutto quella ortofrutticola è l’unica produzione che non può aspettare. In secondo luogo, si tratta di un settore chiave per la nostra economia, con un valore che oscilla tra i 13 e i 15 miliardi di euro. A questo va poi aggiunto un valore strategico, proprio in questo momento di emergenza nazionale.

Più che legittimo quindi il dibattito che si è acceso, ma che purtroppo – pero’ – si sta giocando sul piano di una propaganda, con dichiarazioni ad effetto sui massimi principi che non aiutano a capire la portata del problema e ad individuare le soluzioni.

Vediamo, da un lato una buona fetta della politica – soprattutto d’opposizione- ha sollevato la questione con forza e puntualità, chiedendo la reintroduzione immediata e urgente dei vecchi voucher.
Dall’altra – legittimamente, secondo la loro missione – i sindacati si sono fermamente opposti, segnalando il pericolo di un ritorno al lavoro precario e sottopagato.

Bene, due voci opposte, entrambe rispettabili nelle istanze che pero’ non spiegano l’anima tecnica del problema.
Proviamo a fare chiarezza. Dopo vari tira e molla negli ultimi tre, quattro anni, il Decreto Dignità del Governo in carica ha istituito qualcosa di molto simile a vecchi voucher: contratti giornalieri, destinati alle medesime categorie ( studenti, disoccupati, cassintegrati), con alcune clausole di garanzia retributiva e la differenza più macrospica che non sono piu’ “tagliandi” cartacei da acquistare in tabaccheria, ma virtuali, da attivare mediate il sito dell’INPS.

Ma allora, perché bisognerebbe rispolverare quelli vecchi? Chi lo chiede, non lo spiega. E fa male, perché le buone ragioni ci sarebbero.
Innanzitutto la questione burocratica: la legge cita le procedure di registrazione on line come fossero facili e sbrigative, ma a rivelare che non è così ci pensa lo stesso testo legislativo. Questo prevede che possano essere svolte anche da terzi, cioè consulenti del lavoro, patronati etc.

Poi un dettaglio che pare essere sfuggito anche a chi questi contratti li critica: sono previsti per persone che non abbiano svolto le stesse mansioni nell’anno precedente. Insomma l’agricoltore è costretto ad assumere solo chi il lavoro non lo sa fare.
Cosa non di poco conto, quando si stratta di maneggiare prodotti delicatissimi, come fragole e lamponi. Qualsiasi agricoltore serio sa che per istruire un addetto a questi lavori ci vogliono mesi.
E di tempo, oggi proprio non ce n’è.

Vero è che dei vecchi voucher si abusava allegramente, con imprenditori che si mettevano in tasca qualche tagliando, senza attivarlo, ma pronto da tirar fuori se fossero arrivati controlli sui lavoratori in nero, ma la valutazione da fare in questi giorni è sul margine di rischio, rapportato all’emergenza.

Ma sullo sfondo c’ è molto altro e ancora tante ambiguità.
Ad esempio quando si parla dei braccianti stranieri e di quote.
Quel che non si dice è che una cosa sono i lavoratori che si muovono all’interno dell’area Schengen, altro gli extracomunitari.
I primi, già da anni si sono molto ridotti, perché economie come quella polacca o romena sono cresciute, creando opportunità di lavoro entro i rispettivi confini. Anzi, è in quei paesi che arriva manodopera agricola stagionale dall’estero, secondo accordi efficaci.
La Polonia, ad esempio ha stretto accordi con Malesia e Vietnam.
Esattamente come hanno fatto altre nazioni UE, anche più vicine a noi, come la Spagna che gode di flussi organizzati dal Marocco.
Noi invece non solo non abbiamo stretto alcun accordo specifico, ma anzi, abbiamo chiuso i flussi da fuori Schengen, arrivando a dare – ad esempio- al Veneto, meno di 800 permessi per tutti i settori (compresi turismo, industria…) su un bisogno stimato di almeno 7000 solo in agricoltura.

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Un pensiero riguardo “QUANDO LA POLITICA DOVREBBE DARSI ALL’AGRICOLTURA

  • 6 Aprile 2020 in 13:37
    Permalink

    condivisibile sotto tutti i punti di vista

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