PROVVEDIMENTI ECONOMICI DI RENZI. Numeri da cabala nell’analisi di Fabio Ronchi

Se non ricordiamo male, Reagan e Thatcher, per rilanciare l’economia, cominciarono a tagliare le tasse dai redditi più alti, probabilmente perché meno costoso per lo Stato e perché comunque liberava importanti risorse per l’economia. La scelta Italiana, come sappiamo, è stata diversa.  Ci si è a lungo baloccati con i famosi € 80 per una certa classe di contribuenti, escludendo tutte le altre e sui giornali si è a lungo discettato sul fatto che fossero reali, ci fosse la copertura e che l’entità fosse quella annunciata. Singolarmente, questa riduzione fiscale è stata annunciata prima delle elezioni Europee, ma la verifica sulla effettiva entità ed erogazione, avverrà dopo le medesime.

Proveremo a districarci tra annunci, decreti legge e provvedimenti cercando di dare un quadro chiaro e completo complessivo al lettore.

Tra i provvedimenti economici e fiscali, abbiamo l’imposta Tasi, la tassa per i servizi indivisibili, che di fatto sostituisce l’IMU sulla prima casa non di lusso. Per tutti gli altri casi, IMU resta ed è stata resa stabile.

Questa, istituita dal precedente Governo Letta, ammontante a 1 per mille  del valore castale, è stata “potenziata”  da Renzi, in quanto  ha dato la possibilità ai Comuni di aumentarla di un altro 0,8 per mille. Facile immaginare che Comuni, come quello di Milano, costantemente a caccia di soldi, ne approfitteranno. Di converso,  a valori catastali crescenti, sarà possibile avere delle riduzioni.

Per le aziende, invece, non sarà una passeggiata,  in quanto viene ridotta dal 30% al 20% la quota IMU deducibile che sommata alla TASI, potrebbe portare complessivamente la tassazione ad un 11,4 per mille, quindi superiore al tetto dello scorso  anno (10,6 per mille).

Se si prende, ad esempio, una azienda manifatturiera con un capannone da mq. 1.400, con un valore catastale da € 669.000, che nel 2013 con IMU era costato (9,5 per mille) € 6.250, tra IMU e Tares, quest’anno potrebbe arrivare  a € 7.275 (1,9 per mille di tasi massima aggiunta). 

Considerando la grave crisi in cui versiamo e che nel 2011 con ICI la medesima azienda per quell’immobile pagava € 3.602,  si può ben comprendere quale batosta possa essere per le esangui finanze del sistema produttivo Italiano. Senza contare la Tari, la tassa sui rifiuti,  che peserà su tutti, ma probabilmente di più sulle aziende. Insomma, la Trojka Monti, Letta, Renzi, insieme alla crisi economica, ha ucciso il mercato dell’edilizia, con una fuga degli investitori esteri. Ora siamo sui massimi livelli, in Europa, per quanto concerne l’imposizione sugli immobili, senza contare l’ipertrofica produzione normativa.

Positiva, invece, è stata la norma che permette di pagare una cedolare secca che va dal 10% al 21% sui canoni a scopo abitativo, molto meno del 43%. Tuttavia, questo non sempre compensa le tasse maggiorate sugli immobili, senza contare che potrebbe accadere in alcuni casi che sia impossibile usufruire di questo strumento.

Altro capitolo, sono i tagli che incombono su Regioni, enti locali e ministeri, se, come previsto dal decreto taglia-cuneo-fiscale, non provvederanno in tempi celeri ad attuare misure restrittive. In tal caso tagli lineari e semi-lineari si abbatteranno su di loro. I tempi, come detto, sono stretti. Infatti, per ridurre i costi  degli acquisti di beni e servizi per un ammontare di 2,1 miliardi di Euro, le Amministrazioni avranno circa un mese di tempo; diversamente ci penserà il Governo che inoltre, in ogni caso, taglierà per altri 240 milioni grazie  alla riorganizzazione dei Dicasteri e di Palazzo Chigi entro il 10 Maggio.

A Renzi spetterà, sempre nell’ambito del provvedimento taglia-cuneo,  ottenere un risparmio di 700 milioni di Euro dalla razionalizzazione di beni e servizi dei Ministeri, mentre 1,4 miliardi saranno equamente ripartiti tra Regioni ed Enti Locali. Qui i tempi sono ancora più ristretti e se non procederanno in maniera autonoma entro il 31 Maggio, sarà il Governo a procedere non oltre il 20 Giugno con tagli lineari.

Un taglio lineare sarà invece applicato per Corte dei Conti, T.A.R., Consiglio di Stato per qualche decina di milioni.

Tra i tagli ai ministeri, si parla di 490 milioni a carico di quello della Difesa, che molto probabilmente  si tradurrebbe nella riduzione della fornitura di F-35, anche se per quest’anno questa componente varrebbe solo 153 milioni, ossia poco più del valore di un aereo. Il P.D. mal digerisce questi aerei ed in tempi di campagna elettorale tutto fa, ma una riduzione, addirittura un dimezzamento, come si mormora, del numero degli aerei da 90 a 45, non sarebbe privo di rischi.

Infatti, in Provincia di Novara, a Cameri, c’è uno stabilimento costato ai contribuenti 814 milioni per la produzione delle ali per gli aerei che saranno poi destinati all’aerea del Mediterraneo. Tradotto: le forniture per Italia e Turchia. Se si dovesse ridurre eccessivamente il numero di esemplari destinati a questa area, potrebbe non divenire più conveniente per Lockheed produrre da noi e potrebbe essere indotta a spostare l’intera produzione per la nostra area o in Turchia o nell’unica altra sede, a Forth Worth (Texas), con il doppio danno di danari pubblici investiti per nulla e mancati posti di lavoro.

Sullo scacchiere delle commesse militari, ci potrebbero essere delle contropartite, come l’addestratore Aermacchi M 346 per il bando USAF, come pure il blindato anfibio per i Marines VBA, il Lince, il cargo tattico C27 che dovrebbero partecipare a delle gare di fornitura per le forze armate statunitensi, ma che potrebbero trovarsi più in difficoltà in caso di riduzione del nostro ordinativo di F-35.

Se si pensa che il valore di quanto sopra è di 20 miliardi di commesse per le aziende Italiane a fronte di un esborso previsto per i 90 aerei F-35 di 14… senza contare le penali se si dovesse decidere in questo senso. Oltretutto questi caccia, per i quali l’Italia ha già speso 2,5 miliardi, via via che verranno prodotti dovrebbero costare meno. Così fosse, il novantesimo dovrebbe avere una significativa differenza di prezzo rispetto al primo, ma se ci si ferma a 45.

Ancora, anche sul piano militare, sembrerebbe che tale riduzione potrebbe significare per la nostra Aeronautica di poter disporre di un solo gruppo di volo, con 22-23 esemplari, posto che il resto del quantitativo sarebbe destinato alla nostra Marina da imbarcare sulla Cavour, nella versione B a decollo corto ed atterraggio verticale, che, se si vuole sia dotata di mezzi moderni, questi F-35 B sono l’unica possibilità.

Un solo gruppo per l’Aeronautica comporterebbe anche costi di addestramento ed attivazione di linee logistiche di aderenza forse difficilmente giustificabili per un solo gruppo, sena contar che per motivi tecnici l’Italia potrebbe schierare, se l’ordinativo venisse dimezzato, solo 4-5 aerei potrebbero essere destinati a missioni oltre mare
Come si vede, è una partita delicata nella quale Renzi deve evitare di fare l’elefante nel negozio di cristalleria, se non vuole danneggiare l’Italia. 

Ci sono poi i famosi € 80, ieri andati alla firma dal Presidente della Repubblica con il D.L. su Irpef, il quale, prima di procedere,  ha chiesto chiarimenti con un faccia a faccia al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. 

Quest’anno assumeranno il carattere di bonus  e dal prossimo anno, se abbiamo ben inteso, diverranno strutturali, come le coperture necessarie, in quanto saranno un intervento sui contributi sociali. La relazione tecnica dice che questa operazione, per quest’anno, sarà rubricata come minori  entrate tributarie. 

Ricordiamo che questo provvedimento riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti  con un reddito compreso tra € 8.000 e 24.000, mentre si riduce progressivamente nella fascia 24-26.000. Non è neppure chiaro se tutti riceveranno  € 80 o se ci sarà qualcuno che incasserà meno.

Quest’anno il bonus si attesterà su base annua intorno a € 640. (8 Mensilità). 

Altri numeri del Governo Renzi, sono i 7,5 miliardi, dai 300 milioni che erano, di rivalutazione della Banca d’Italia, di cui beneficiano gli azionisti, ossia le banche.

Sempre in tema bancario, registriamo un aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26%, per un valore stimato in  755 milioni per il 2015 e che andrà ad incidere  sugli interessi dei conti correnti, depositi, libretti postali e certificati di deposito.

C’è poi la conferma che per il 2014 lo sgravio Irap per le imprese ammonterà a soli 700 milioni e che verranno nei fatti sbloccati – a causa dei vincoli fissati dal patto di stabilità interno – i pagamenti della P.A. per 5 miliardi. Ricordiamo che inizialmente erano previsti  13 miliardi, poi divenuti sulla carta 8,77.

Nei conti, non traspaiono i risparmi che deriverebbero dal fatto di aver ridotto le auto blu e le retribuzioni a 240 mila Euro per manager pubblici e dirigenti di alto rango statali. Da qui si ricava che l’impatto si simili misure più che sui conti, incide sull’aspetto mediatico.

Posto che gli € 80 costeranno ca. 10 miliardi,  ci pare che tra tagli ed aumenti di tasse si rischi di non arrivare esattamente a quella cifra. Da vedere da qui alla legge di stabilità quali misure saranno prese per assicurare il risultato, senza contare che Renzi ha dichiarato che vorrebbe ridurre le tasse per pensionati, incapienti e Partite I.V.A.   

Tra i risparmi previsti ci saranno anche le pubblicazioni dei bandi sulla carta stampata che produranno, ovviamente, di converso, un danno agli editori per una cifra stimata di 120 milioni di Euro.

Tra i conti da mettere a bilancio degli Italiani, c’è anche il decreto salva Roma di cui però non ci è chiaro quale peso potrà avere sulle nostre tasche.

Infine, non dimentichiamoci che questo Governo ha aumentato le accise sui carburanti.

Insomma, Renzi ha dichiarato l’intenzione di fare una redistribuzione e ci sembra che le misure sin qui adottate rispecchino questo obiettivo. Anziché tagliare solo i costi dello Stato, che comunque in parte sembra stia  facendo se rispetterà gli impegni, ha spostato l’incidenza su altri capitoli di tasse. Alla fine ci interroghiamo sulla validità dell’impianto generale che ci sembra comunque sbilanciato sulle tasse  e ci chiediamo quanto rimarrà in tasca ai fortunati lavoratori destinatari degli € 80 tra accise, tasse sugli interessi finanziari, Tasi, Tari. Ci auguriamo che non risulti alla fine una partita di giro.

Fabio Ronchi

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