Propaganda ferroviaria

Non avendo un’automobile, mi trovo costretto a far affidamento alle ferrovie per andare e venire da Milano al lago di Como dove abitano i miei. Lasciate che esprima qualche idea e qualche breve giudizio su come funzionano i servizi ferroviari.

Il nostro viaggio parte dalla Stazione Centrale di Milano. Appena entrati dalla monumentale facciata (decisamente un capolavoro di arte e architettura) ci avviamo verso le macchine automatiche per comprare il biglietto. Appena appoggiamo un dito sullo schermo una voce ci dà il benvenuto e ci avvisa di fare attenzione ai borseggiatori. Avvertire le persone è sicuramente utile. Se infatti i cittadini milanesi sono avvezzi al caos della città e alla presenza di ladruncoli e simili, chi abita in provincia, magari in qualche piccolo paesino di montagna, può essere più facilmente

I binari della Stazione Centrale di Milano.
I binari della Stazione Centrale di Milano.

preda di malintenzionati. A parte l’avvertimento, però, non vediamo molti altri provvedimenti. A volte ci passa dietro qualche sparuto poliziotto dall’aria annoiata, ma il numero di questi ci sembra davvero troppo esiguo per poter funzionare come deterrente. Se un eventuale borseggiatore dovesse mettersi all’opera, potrebbe dileguarsi, una volta compiuto il misfatto, con tutto comodo prima che un poliziotto possa accorrere in nostro aiuto.

Per nostra fortuna nessun mariuolo ci molesta e quindi, pagato, stampato e ritirato il biglietto possiamo avviarci verso i binari. Prendiamo quindi il tapis roulant che ci trasporta mollemente e pigramente verso i piani superiori. Superiamo il piano dei negozi e arriviamo al piano alto, quello da cui si può accedere ai binari. Ci facciamo largo tra decine di persone in piedi con lo sguardo alzato al pannello che indica i treni in arrivo e in partenza. Anche qui un borseggiatore potrebbe far man bassa di portafogli senza tanti problemi, approfittando della distrazione e dell’immobilità delle prede. Tra l’altro chi attende le informazioni è piuttosto abituato a ricevere colpi e spintoni da chi cerca di conquistare l’ambita meta dell’entrata ai binari superando lo sbarramento di questi “viaggiatori in piedi”, strenui osservatori degli orari. Così anche un ladro non molto esperto e non molto delicato potrebbe farcela, essendo scambiato per un altro viaggiatore in transito da lì.

Anche noi ci fermiamo un attimo e, tenendo una mano in tasca, sopra il portafogli, perché non si sa mai, attendiamo che il pannello ci dica su che binario è il nostro treno.

Prima di accedere ai binari ci aspetta una sorpresa: da qualche tempo l’accesso è stato chiuso con delle pareti trasparenti (probabilmente in plexiglas) e delle guardie controllano chi deve entrare, impedendo l’accesso ai binari a chi non è fornito di biglietto. Chiediamo come mai si sia introdotta questa novità e la guardia gentilmente ci risponde che si tratta di una procedura atta a garantire una maggiore sicurezza.

Mostriamo il biglietto ed entriamo per prendere il treno verso il lago. Mentre aspettiamo che il treno parta, comodamente seduti, ci chiediamo a cosa serva davvero questo nuovo controllo. Forse a evitare borseggiamenti e furti? Come abbiamo visto, un ladro può benissimo “lavorare” anche senza accedere ai binari. Inoltre, se proprio volesse togliersi la soddisfazione di rubare il portafogli a uno appena sceso dal treno, non dovrebbe fare altro che prendere un biglietto ferroviario, magari per la stazione più vicina, e accedere ai binari con tranquillità.

Un’altra possibilità che valutiamo è che si voglia controllare meglio la gente che circola per evitare terrorismo, attentati e traffici illeciti. Anche questa ipotesi però non ci soddisfa. Per evitare attentati dovrebbero per lo meno controllare gli eventuali bagagli, impiantare delle macchine a raggi X come negli aeroporti e fare ispezioni. Di questi controlli però non c’è traccia. Pur avendo un borsone a tracolla, siamo entrati senza problemi e senza che la guardia abbia chiesto nulla a riguardo. Per quel che ne sanno loro il borsone poteva essere pieno di armi, o di tritolo o, che so, di cocaina. Certo, nel mio c’erano solo il mio pc e qualche vestito sporco, ma eventuali terroristi, spacciatori e colleghi potrebbero passare indisturbati.

Infine, una terza e più probabile ipotesi ci illumina: che c’entri l’expo? Che le ferrovie vogliano dare ai turisti che arrivano in città per l’expo l’impressione di essere attente alla loro sicurezza? Mi sa di sì. Del resto in Italia gli interventi propagandistici sono all’ordine del giorno. Non a caso le varie giunte comunali aprono cantieri per le opere pubbliche soprattutto a ridosso delle elezioni. Nel caso dei controlli in Centrale devo dire che la propaganda è mal fatta e rischia di trasmettere il messaggio opposto. Anche un bambino (e nemmeno di quelli svegli) si accorgerebbe della totale inutilità di questi controlli, così come, invece, si accorgerebbe dei malfunzionamenti del servizio ferroviario. I ritardi sono all’ordine del giorno, i danni alla linea, dovuti alla mancanza di rinnovamento e manutenzione degli impianti, sono frequentissimi, i treni sono spesso sporchi, le stazioni mal tenute. Se, infatti, la Centrale di Milano è ben tenuta perché sotto gli occhi di tutti, basta fare pochi chilometri per trovare erbacce tra i binari, sporcizia, sale d’attesa che puzzano di piscio e chi più ne ha, più ne metta.

Forse le ferrovie dovrebbero fare una bella analisi della situazione e capire che non è la forma, l’estetica del loro servizio a non andare, ma la sostanza. Invece di mettere guardie inutili che non ingannano nessuno, sarebbe meglio curare meglio treni e stazioni, fare manutenzione agli impianti in modo più puntuale e offrire un servizio serio e ben fatto. Invece il servizio è sempre peggio e i prezzi salgono. L’ennesimo segno della decadenza di questo povero paese.

Enrico Proserpio

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.