PMI LASCIATE SOLE, MENTRE LA CRIMINALITÀ ALLUNGA LE MANI

di Mario Alberto Marchi

L’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre, ci parla di un vero e proprio assalto da parte della criminalità organizzata al sistema delle imprese, con il passaggio di flussi di denaro dai volumi impressionanti. Secondo una nostra stima su dati della Banca d’Italia, ammonta a circa 170 miliardi di euro l’anno il fatturato ascrivibile all’economia criminale in Italia. 

Nel 2019 sono state segnalate 105.000 operazioni di riciclaggio mentre per il 2020 i dati sarebbero in aumento.  Nel primo quadrimestre 2020 la Uif (Unità di informazione finanziaria) ha ricevuto 35.927 segnalazioni, con un incremento del 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Ma quali sono i modelli di impresa più facilmente nel mirino della criminalità organizzata?

L’analisi più capillare disponibile risale al 2015 ed è stata stilata dalla CGIL Lombardia, nell’ambito del progetto europeo Icaro, dedicato appunto al monitoraggio delle infiltrazioni mafiose nell’economia.

Risulta che i settori nei quali si hanno i maggiori investimenti criminali sono quelli del commercio all’ingrosso e delle costruzioni; si tratta di attività potenzialmente ad alto tasso di clandestinità, tanto nell’impiego di manodopera, quanto nei flussi di merci, a patto che – però – le dimensioni non oltrepassino una soglia che le rende troppo esposte a verifiche e con formule societarie che limitino il grado di responsabilità individuale, o all’opposto siano accentrate su un’unica persona, più facilmente controllabile e gestibile.

Ecco, quindi che la criminalità organizzata investe soprattutto in srl e in ditte individuali; quindi, piccole media imprese.

Le regioni più colpite sono quelle dove la struttura criminale è storicamente radicata, come Sicilia e Campania e quelle dove il sistema economico è molto dinamico, prima fra tutte la Lombardia.

Negli ultimi anni, si è assistito anche ad una nuova espansione, verso sistemi di Pmi particolarmente legate al territorio, come il Veneto.

In questa Regione, si è reso particolarmente visibile il fenomeno degli investimenti criminali nel settore del turismo: in questo caso potrebbe giocare un ruolo importante la particolare velocità  nell’attività imprenditoriale, legata alla stagionalità e poi il “sonno” per il resto dell’anno, che consente di fare velocemente sparire capitali.

Fin qui la fotografia del fenomeno. Ma come sempre facciamo, cerchiamo anche di andare oltre, chiedendoci le ragioni. Perchè la criminalità organizzata cerchi di mettere le mani sulla piccola e media impresa è facilmente immaginabile: è un sistema ricco di soggetti, che abbraccia un enorme numero di attività, purtroppo polverizzato e spesso indifeso, malgrado le tante associazioni di categoria. Il perchè di questa fragilità è altrettanto palese: la difficoltà di accedere al credito “legale”, la sofferenza per la pressione fiscale, l’abbandono in rapporto all’innovazione che quindi tiene troppe pmi in una condizione di arretratezza strutturale rendendole preda facile.

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