PERUGIA: LE TOLGONO LA FIGLIA PER AFFIDARLA AL PADRE, LATITANTE DA ANNI

di Giorgia Scataggia

Un’altra storia, una storia che parla non solo di una figlia sottratta ad una madre, ma anche di discriminazione ai danni di una donna, con lo scopo di favorire la paternità di un uomo che non ha mai dimostrato interesse per la figlia.

DUE VITE ROVINATE DA UN’ASSISTENTE SOCIALE

Spesso, quando una coppia con figli si separa, possono emergere conflittualità sulla gestione e sull’educazione degli stessi. Ma l’ex compagno di Bruna non ha mai desiderato di svolgere il suo ruolo genitoriale. Non si è mai interessato di sua figlia, non ha mai usufruito del suo diritto di vedere la piccola e di costruire un rapporto con lei. Questa latitanza, condita da sporadiche apparizioni, turbava e confondeva la piccola. Ma quell’uomo, padre solo nel DNA, ha toccato il fondo quando ha cessato di pagare l’affitto dell’abitazione dove risiedeva la figlia con la madre, contravvenendo a ciò che era stabilito dal decreto e provocando uno sfratto. Evidentemente, però, per l’assistente sociale di Todi che, con una relazione falsa, ha provocato l’allontanamento della figlia dalla madre, il comportamento di questo padre non ha nulla di strano.  Non ha nulla di atipico, tanto da definirlo come “il genitore più funzionante, che sta facendo un grosso sforzo per garantire alla bambina un adeguato equilibrio”. La madre della bambina era già stata sottoposta a perizie, dalle quali è sempre risultata assolutamente idonea al suo ruolo genitoriale, ma è bastata la relazione tendenziosa e piena di opinioni personali di un’assistente sociale a farla apparire come una squilibrata. Da Maggio, Bruna non ha più notizie di sua figlia, la quale le è stata tolta per il semplice motivo che la donna, con l’iniziale consenso dell’assistente sociale, ha fatto ritorno al suo paese d’origine. La stessa operatrice ha poi cambiato le carte in tavola, accusando Bruna di volere allontanare la figlia dal padre. Una vera e propria trappola.

L’ASSISTENTE SOCIALE È STATA DENUNCIATA

Francesco Miraglia, il legale che assiste Bruna, ha incontrato l’assistente sociale, la quale non è stata assolutamente in grado di motivare la sua scelta. Hanno deciso quindi di denunciarla alla Procura delle Repubbliche di Perugia. L’Avvocato, per due volte ha richiesto un’istanza affinché la madre venga informata della collocazione della figlia, istanza rigettata entrambe le volte con la motivazione che “non è necessario che la madre, privata della responsabilità genitoriale, sappia dove si trova la bambina”. In seguito a ciò, Miraglia ha provveduto a denunciare il padre per sottrazione di minore, il Sindaco, che si astiene dal fornire qualsiasi risposta, per omissione di atti di ufficio, assieme alla Responsabilità ed all’Assessore ai servizi sociali. Ad oggi, Bruna non ha ancora ottenuto risposta. Tutto ciò che ha in mano, è la minaccia del padre biologico di sua figlia, di trasferire la piccola nel paese d’origine dei genitori.

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