Perché voterò e bisogna votare Sì

Le motivazioni per le quali voterò un convinto, solido e sereno Sì al referendum del prossimo 22 ottobre sono dovute sostanzialmente a due credi ideologici che hanno condizionato la mia vita personale: responsabilità e meritocrazia.

Attualmente la Lombardia ha un residuo fiscale di 50 miliardi di euro. Un delta enorme tra quanto denaro sottoforma di imposte viene versato nelle casse dello Stato centrale e i servizi che lo stesso restituisce al territorio.

È in assoluto la Regione che più di tutte dà e la Regione che meno di tutte riceve.

Un vero e proprio monte tasse che il cittadino lombardo è tenuto a pagare a uno Stato che risulta essere troppo spesso e volentieri inefficiente che non garantisce, ad esempio, nemmeno un minimo di investimenti nelle infrastrutture. Dunque arriviamo all’attuale condizione paradossale dove ogni cittadino paga 12000 euro, mentre i ponti crollano e le vetuste strade sono impraticabili e intasate di traffico.

Ma dove finiscono questi soldi ? A rimpinguare le casse di quelle regioni non altrettanto efficienti e funzionali come la Lombardia.

Qualcuno potrebbe alzare il dito contro ad una fantomatica presa di posizione discriminatoria nazionale. E invece si parla di altro. Come detto dal presidente Silvio Berlusconi a un incontro a sostegno del SI, tenuto ieri mattina insieme al Governatore Maroni, questo referendum è uno strumento del popolo e per il popolo da ripresentare in tutta Italia , al fine di spostare quelle competenze fondamentali per la corretta gestione territoriale nella sede opportuna, la Regione.

Dare la possibilità a ogni regione di gestire in maniera oculata gli introiti fiscali e i servizi da erogare ai propri cittadini, permetterebbe un’evoluzione automatica e gestionale del territorio. Ogni regione sarebbe obbligata ad alzare il proprio livello e le proprie capacità. Questo significa che: ogni regione sarebbe più responsabile nei confronti dei propri cittadini. Ed ecco che dunque questo referendum assume, a mio vedere, le sembianze di una chiave di volta politica. Un evento da ripresentare in tutta Italia al fine di migliorare la qualità dei servizi e, quindi, della vita. La politica stessa tornerebbe a essere vista diversamente dal popolo, più attento e invogliato a valutare scrupolosamente e oggettivamente da chi farsi rappresentare a livello regionale.

Non trovo un motivo per cui non andare a votare. Eppure qualcuno ci prova. Prova a sminuire questo appuntamento, etichettandolo come inutile perché solo “consultivo”.

Ebbene si, non sarà un voto decisivo. Nel senso che è lo stesso quesito a dirlo. Deleghiamo i rappresentanti istituzionali a richiedere allo stato centrale di estendere le medesime competenze riconosciute dall’articolo 116 della Costituzione italiana che regolamenta le Regioni autonome ( attualmente 5 in Italia ).

La differenza rispetto a non farlo è il peso e l’importanza che questa richiesta assume nei confronti di chi la riceve. Nelle sale del potere a Roma, giungeranno le voci di milioni di cittadini lombardi.

E non solo di una fazione politica.

E questo fa molto. Fa la storia. Cambia il Paese. Rende il popolo sovrano.

Qualche altro etichetta questo referendum come uno spreco di denaro pubblico. 50 milioni di euro.

In realtà queste persone non valutano quanto l’investimento sia dal punto di vista futuristico che dal punto di vista civico contribuiscono a dare all’intero Paese.

Il voto elettronico, già utilizzato in altre parti del mondo, consentirebbe uno spoglio praticamente immediato. Un voto quindi più sicuro e affidabile scalando un gradino ulteriore verso la trasparenza e l’efficienza del sistema tradizionale utilizzato in Italia.

E poi rappresenta una cifra irrisoria nei confronti del residuo fiscale lombardo.

Solo lo 0,1 % .

Infine ci sono quelli che giudicano questo referendum come una mina nei confronti dell’unità nazionale. E sono, sinceramente, i cittadini più pericolosi. Quelli meno informati. Oppure quelli che seguono le linee guida del loro partito politico. Anteponendolo al dialogo costruttivo e all’interesse del territorio.

Questo referendum viene svolto in assoluta coerenza e rispetto di quanto previsto nella nostra Costituzione. Non è un distaccamento dall’Italia ma un riconoscimento di una “ Lombardia speciale dal punto di vista della virtuosità “, come ha detto ieri il Governatore Maroni, puntualizzando sul fatto che non si richiederà l’applicazione dell’articolo 116 comma 3 anche alla Lombardia ( per il quale servirebbe un referendum costituzionale ).

Una maggior autonomia in competenze e risorse e una nuova possibilità per far sì che il resto del Paese ne approfitti per migliorare la qualità politica della gestione dei propri enti istituzionali affinché l’Italia stessa possa crescere.

 

Francesco Manfredi

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